sabato 15 Dicembre 2018
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Standard & Poor’s:  in Italia ci sono i segni di rilancio

Standard & Poor’s: in Italia ci sono i segni di rilancio

Standard & Poor’s: in Italia ci sono i segni di rilancio

L’agenzia di rating Standard & Poor’s promuove (di nuovo) l’Italia.
Secondo gli analisti, che in ottobre avevano portato il giudizio sul debito sovrano del nostro Paese da BBB- a BBB pieno, «gli italiani si sono uniti al ballo con il ritorno della ripresa».

L’economia non macina ancora come nel 2007, prima della grande crisi e, in realtà, il ritmo a cui l’Italia si muove non è nemmeno quello degli altri Paesi europei (per esempio, il Portogallo è «in crescita spettacolare»), ma in ogni caso, per il capo economista per l’Europa di S&P Global, Jean- Michel Six, i segni di rilancio «ci sono».

A livello internazionale, le previsioni per il 2017 concordano più o meno con la stima del governo, che nella Nota di aggiornamento al Def ha inserito una crescita per l’anno appena concluso dell’1,5%. Un numero che trova d’accordo la Commissione europea e che l’Ocse stima ancora superiore, all’1,6%. Anche nell’ultimissimo focus dedicato alla legge di Bilancio 2018, il Tesoro sottolinea che «dall’inizio della legislatura (2013) ad oggi, l’Italia è passata da un andamento del prodotto interno lordo di segno negativo (-0,4) ad una crescita dell’1,5% stimata per il 2017 e per il 2018».

Ma, se la congiuntura di Eurolandia è la «migliore » dal 2009, l’Italia ha ancora molta strada da fare.

Il braccio destro di Pier Carlo Padoan al ministero dell’Economia, Fabrizio Pagani, indica nel 2% «od oltre» l’obiettivo di medio termine che potrebbe restringere la forbice con il resto del continente.
Anche perché, seppure leggermente al di sotto delle attese, nel 2017 l’economia tedesca è cresciuta del 2,2%, ai massimi dal 2011. Per tacere dei ritmi di altre zone del pianeta.

Secondo le stime di Pechino, per esempio, la Cina dovrebbe essere cresciuta nel 2017 intorno al 6,9%, in accelerata sul 6,7% del 2016. LAVORO I numeri Istat sull’andamento dell’economia italiana saranno resi noti con le prime stime all’inizio di marzo, alla vigilia dell’appuntamento elettorale. Il prossimo governo dovrà quindi fare subito i conti con i risultati e con la grande incognita italiana, il debito, stabilizzatosi ma non ancora in calo.

E poi, c’è il tema del lavoro: tra 2015 e 2017, i giovani nella fascia 25-29 anni hanno visto aumentare le assunzioni a termine ma calare quelle a tempo indeterminato.

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