Istat: riparte la produzione industriale, +0,7% ad aprile
L’Ocse promuove l’Italia, l’unica ad accelerare.
Per l’Istat riparte la produzione industriale (+0,7% ad aprile) e crescono i consumi.
Ma la fase è «stagnante»: Pil a -0,1%
Qualche monetina in più da spendere, il motore che pian piano riparte. Rivelazioni diverse, certo, ma nell’aria uguale sano ottimismo.
Da una parte si analizzano i consumi, con l’aggiornamento al primo trimestre, dall’altra la produzione industriale per cui è già disponibile il dato di aprile: da entrambi i fronti, comunque, segnali positivi, come non accadeva da 3 anni almeno.
A mettere il timbro su questi barlumi di ripresa è l’Istat, che nella produzione registra un +0,7% su marzo e un +1,6% su base annua, top dall’agosto 2011. Per la domanda interna, margini assai più ristretti, con un aumento dello 0,1% nei primi tre mesi del 2014 rispetto agli ultimi tre del 2013.
Nel confronto annuo, però, la spesa delle famiglie è ancora in perdita (-0,6%), ma anche in questo caso, se ci si impegna, si può abbozzare un sorrisino: è la flessione più contenuta da quando è iniziata un lungo, triste elenco di cali.
Eppure il Pil nel primo trimestre sarebbe in negativo (-0,1%, -0,5% su anno) e l’Italia, spiega l’Istat, sta attraversando «una fase stagnante ».
Il vero segnale, però, arriva da quello 0,7% di produzione industriale in più ad aprile, che fa esultare pure il Renzi asiatico di questi giorni: «Ecco la chiave per far ripartire la crescita nel nostro Paese», ha detto il premier da Shanghai.
Una spinta certificata anche dal superindice Ocse, che racconta di «un impulso positivo » per l’Italia: ci descrive come l’unico Paese del G7 a registrare un’accelerazione della crescita ad aprile. Il nostro sale a 101,6 da 101,4 di marzo e su base annua l’incremento s’arrampica fino al 2,4%: per una volta ciao ciao Germania, doppiata e ferma a +1,05%.
A sentire Confindustria, invece, la festa durerà poco: già a maggio, passata la forte «stagionalità » di aprile, si tornerà a una produzione industriale con variazione «nulla», nonostante la lenta ripresa.
Gelata per tutti, ma non quanto quella di Standard & Poor’s, che schiaffeggia come di consueto la periferia dell’Eurozona.
Per l’agenzia di rating in Italia, Portogallo e Grecia il debito pubblico e privato si è gonfiato al punto che ci vorranno anni per ridurlo.
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