Istat, in Italia cresce disuguaglianza economica tra le famiglie
L’Italia divisa Più reddito ma più poveri
Un’Italia a due facce: cresce il reddito medio ma anche la disuguaglianza economica tra le famiglie. È la fotografia scattata dall’Istat: così, da una parte, nel 2015 il budget medio di una famiglia è salito dell’ 1,8% in un anno, anche se si è fermato a 29.988 euro netti, circa 2.500 al mese,+1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014.
Dall’altra, il rapporto tra il reddito del 20% più ricco e quello del 20% più povero è aumentato: da 5,8 a 6,3 volte. Tre italiani su quattro dispongono di redditi sotto i 30 mila euro, se si guarda alle entrate annue su cui ognuno può contare, al netto dei contributi ma al lordo delle tasse. Si stima inoltre che – nel 2016 – il 30%, delle persone residenti in Italia fosse a rischio di povertà o esclusione sociale.
Si tratta di oltre 18 milioni (esattamente 18.136.663) di italiani: l’anno precedente, la quota era al 28,7%.
Un record, il picco maggiore da quando il tasso di povertà viene monitorato, ovvero dal 2004.
La ripresa ha avvantaggiato i più ricchi provocando nel 2016 «un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà ed esclusione sociale», osserva l’Istat. Più esattamente, «la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata».
E se il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015), il rischio è minore, eppure in aumento, nel Nord-Ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-Est (17,1% da 15,9%).
«I dati confermano le nostre denunce, le diseguaglianze stanno crescendo», commenta la Cgil, ma anche i grillini cavalcano la polemica e rilanciano il reddito di cittadinanza.
E il Pd promette: «Il lavoro per uscire dalla crisi non si arresterà fino a quando non avremo la certezza che nessuno è stato lasciato indietro».
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