Def, con Gentiloni sparisce il calo Irpef
Nel 2018, se resto, taglio l’Irpef», aveva promesso Matteo Renzi prima di perdere il referendum.
Per ora, il suo erede, Paolo Gentiloni, l’Irpef non la riduce: emerge dal testo del Documento di Economia e Finanza.
Cuneo fiscale c’è il taglio
Il piano indica come «cruciale il taglio del cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori ». Le risorse stanziate per la lotta alla povertà ammontano complessivamente a 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018. Tre gli ambiti di intervento: il varo del reddito di inclusione, il riordino delle prestazioni assistenziali e il rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali.
Statali: aumento medio di 85 euro lordi al mese
C’è poi l’aumento medio di 85 euro lordi al mese per gli statali. «Avevamo promesso di non fare la correzione dei conti attraverso una stangata di nuove tasse e aumento dei prezzi, abbiamo mantenuto l’impegno», dice Gentiloni.
Cresce la pressione fiscale
Cresce, però, la pressione fiscale: nel 2017 scende al 42,3% dal 42,9% del 2016, per poi risalire al 42,8% nel 2018 e 2019.
L’obiettivo è ridurre il deficit all’1,2% del Pil (rispetto al 2,1% di quest’anno) e disinnescare le clausole di salvaguardia, schivando l’aumento delle aliquote Iva dal 10 al 13% e dal 22 al 25% da gennaio.
Servono almeno 20 miliardi.
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