Crisi, tra disoccupati e giovani sfiduciati 7 milioni sono a casa
LA DIFFICILE RIPRESA
L’occupazione è tornata a crescere ma la strada da percorrere è ancora lunga per agganciare l’Europa e tornare ai livelli pre-crisi: lo confermano le statistiche dell’Istat secondo le quali nel primo trimestre 2015 c’erano ancora quasi sette milioni di persone disponibili a lavorare.
Ai 3,3 milioni di disoccupati vanno aggiunti, infatti, 3,5 milioni di persone che pur essendo disponibili all’impiego non cercano attivamente perché sfiduciati.
E un segnale di questa difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro è in un’altra statistica Eurostat sulla percentuale dei giovani che lavorano entro tre anni dalla laurea: l’Italia è la peggiore dopo la Grecia con appena il 49,6% dei laureati tra i 20 e i 34 anni che lavora a 36 mesi dalla fine dell’università.
Il nostro Paese ha ancora un tasso di disoccupazione superiore alla media Ue (12,7% contro il 10,2% dell’Ue a 28) ma soprattutto ha un tasso di attività (occupazione più disoccupazione) di quasi 10 punti inferiore alla media Ue. Tra i 15 e i 64 anni nel 2014 solo il 63,9% delle persone era nel mercato del lavoro, il livello più basso in Europa (72,3% l’Ue a 28).
La responsabilità del divario con l’Ue è dovuta anche al basso tasso di attività femminile (54,4%), di oltre 12 punti inferiore alla media Ue e di circa 25 punti rispetto alla Svezia (79,3%).
Dati peggiori se si guarda a chi ha un lavoro entro tre anni dal termine del periodo formativo avendo ottenuto solo il diploma: tra i 20 e i 34 anni la percentuale è del 36,9%.
A lanciare un appello, ieri, è stato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «L’Italia ha un disperato bisogno di ripartire e non può essere un singolo procedimento come il Jobs Act a far ripartire l’economia». Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è parso ottimista: «Ridurremo il debito pubblico, l’inflazione ci aiuterà».
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