martedì 11 luglio 2017
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Btp: vendere scadenze lunghe e differenziare il rischio su titoli a breve / medio termine?

Btp: vendere scadenze lunghe e differenziare il rischio su titoli a breve / medio termine?

Btp: vendere scadenze lunghe e differenziare il rischio su titoli a breve e medio termine?

Come mai, nella sola giornata di giovedì 26 febbraio, ben 74 lettori del sito hanno cercato sul sito l’Isin IT0005083057 ?

Il dato risulta dall’analisi dei flussi delle ricerche dei lettori nella top ten delle parole chiave più monitorate.

La prima risposta è che il codice Isin in questione si riferisce al Btp Tf 3,25% St46 Eur, emesso per 6,5 miliardi e taglio minimo da mille euro il 22 gennaio scorso a1 prezzo di aggiudicazione di 99,707, con cedola annuale del 3,25% pagabile il primo marzo e il primo settembre di ogni anno a godere sino alla scadenza del primo settembre 2046 quando scatterà il rimborso unico.

Ma perchè questa attenzione da parte dei risparmiatori?

Basta osservare l’andamento dei prezzi del titolo, quotato da martedì 20 gennaio al mercato DomesticMot di Borsa Italiana: rispetto al primo prezzo di 103,08 il titolo ha chiuso a quota 109,19 giovedì 26 febbraio.

Cosa è successo, nel frattempo, per fare decollare il corso del BTP?

Semplice: nella riunione di giovedì 22 gennaio, la Banca centrale europea ha annunciato il quantitative easing da oltre mille miliardi di euro atteso dai mercati.

Così, rispetto alla chiusura di mercoledì 21 gennaio, quando il corso era sceso a 102,45, il titolo è progressivamente scattato sino a 114,93 alla chiusura di lunedì 26 gennaio, poi è andato in fase laterale sino a venerdi 20 febbraio e poi è tornato di nuovo a salire rapidamente.

Dunque, a muovere 1’interesse dei lettori nella penultima seduta di febbraio (a marzo prenderà avvio il Qe) dev’essere stata la domanda se convenga tenere ancora in portafoglio un BTP a lunghissima scadenza che in un paio di mesi ha messo a segno un rialzo del 15,6% o se invece convenga venderlo, incamerando la plusvalenza in conto capitale e reinvestendo il ricavato su altri prodotti finanziari.

L’ipotesi è corroborata dalle email che ci arrivano dei risparmiatori, abbiamo dato una risposta in merito nell’articolo Titoli obbligazionari in forte gain nel portafoglio: vendere o tenere?

In un’ottica meramente prudenziale, nel caso in questione gli esperti consigliano la vendita delle scadenze più lunghe e la differenziazione del rischio su titoli a breve e medio.

Ovviamente però, ogni situazione è diversa. Quello che è certo, comunque, è che nemmeno gli analisti hanno una visione univoca sul futuro del mercato obbligazionario.

Secondo un’analisi pubblicata martedì scorso, 25 febbraio, da Goldman Sachs, il continuo declino nei rendimenti dei titoli del reddito fisso potrebbe essere spiegato con l’ipotesi della “stagnazione secolare”, scatenata da motivazioni demografiche (1’invecchiamento della generazione dei babyboomers) che ridurrebbe la propensione al risparmio portandola in negatives.

Altre analisi invece, come quella di Royal Bank of Canada, “vedono” anche un possibile recupero dei tassi nell’eurozona.

Quale che sia la visione di lungo periodo, chi ha in portafoglio una quota di BTP farebbe bene a valutare le sue convenienze a breve termine, sulla base delle proprie esigenze e dei propri obiettivi, ma in ogni caso con l’aiuto di un consulente finanziario indipendente.

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