martedì 11 luglio 2017
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Ue chiede a Italia manovra da 3,4 miliardi
Lettera Ue: in Italia conti pubblici a rischio

Ue chiede a Italia manovra da 3,4 miliardi

Ue chiede a Italia manovra da 3,4 miliardi

L’Fmi boccia l’Italia: «Crescita in calo, dovete fare di più»

Le stime sul Pil 2017 in ribasso dello 0,2% Padoan: «Nuove misure? Non è detto»
E la Ue chiede una manovra da 3,4 miliardi

Doppia tegola finanziaria sul governo italiano. La prima ”casca” dal Fondo Monetario Internazionale, che riduce le stime di crescita dell’Italia, l’unico stato fra i principali Paesi europei a essere «rivisto al ribasso» per il 2017 e il 2018 e maglia nera del G7.
In particolare, dopo un +0,9% del Pil nel 2016, la crescita per quest’anno è prevista allo 0,7%, quindi 0,2% rispetto a quanto indicato in ottobre. Riguardo al 2018, l’accelerazione è attesa a quota +0,8%, quindi 0,3% meno delle attese. «Le ragioni addotte per una crescita più bassa sono più incertezza politica, difficile da argomentare dopo il referendum e con un governo di continuità con il precedente, e problemi con le banche», protesta il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, replicando a Maurice Obstfled, capo economista del Fmi. Per il quale, nonostante «riforme strutturali molto importanti e positive, in Italia resta da fare ».

L’esecutivo Gentiloni, fra l’altro, incassa una bocciatura mentre il Pil mondiale è atteso a +3,4% nel 2017 e a +3,6% nel 2018 dopo il +3,1% nel 2016, con la Germania a guidare il plotone in Europa, un Paese che, come gli Usa, per l’Fmi «opera quasi a pieno regime». Da notare che la Gran Bretagna non “paga” la Brexit: rivista al rialzo la crescita 2017 a +1,5% anche se il Fondo continua a prevedere un rallentamento.

Ma l’Italia deve fare i conti anche con Bruxelles: rimandando un intervento «congelato» a fine 2016 per non influenzare il referendum, la Commissione europea torna alla carica con la richiesta di aggiustamento dei conti, che aveva già messo nero su bianco nell’opinione di novembre sulla legge di stabilità.
Cifre alla mano, la Ue ci chiede una correzione dello 0,2% del Pil, pari a circa 3,2 miliardi.

Non facili da trovare con ulteriori sforbiciate. E il governo continua a credere che la risposta sia la crescita: «Vedremo se sarà il caso di prendere misure ulteriori, non è detto», risponde infatti Padoan. Ma il tempo è poco: la richiesta della Ue, contenuta in una lettera dei commissari Moscovici e Dombrovskis, è di presentare impegni precisi di riduzione del deficit entro il 1° febbraio.

Il tempo è poco. Senza garanzie, il peggioramento del deficit strutturale, parametro a cui è legato l’andamento del debito, non lascerebbe altra scelta che l’apertura di una procedura d’infrazione.

Fonti del Tesoro spiegano che «sono in corso contatti per evitare» quella sanzione e, al tempo stesso, «per scongiurare il rischio di interventi restrittivi sul bilancio». L’opposizione, ovviamente, attacca. «Pagheremo le bugie di Renzi con lacrime e sangue» (Luigi Di Maio, M5S), «Scontiamo una legge di bilancio studiata per comprare il consenso degli italiani. Aumenterà l’Iva, aumenterà il deficit, aumenterà il debito» (Renato Brunetta, Forza Italia).

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