giovedì 13 luglio 2017
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Ucraini e filorussi: rispettato il fragile accordo di Minsk

Ucraini e filorussi: rispettato il fragile accordo di Minsk

Ucraini e filorussi: rispettato il fragile accordo di Minsk

La speranza rotola: è un pallone preso a calci, una guerra presa a calci. Ieri le armi hanno iniziato a tacere nel sudest ucraino e i soldati hanno parlato subito la lingua più bella: il mondo ha osservato i militari di Kiev e i miliziani filorussi rilassati, con una palla tra i piedi. Il primo effetto di una tregua balbettante che alla mente ha richiamato l’esempio di cento anni fa, la storica partita di calcio tra soldati nemici nel Natale 1914.

Anche quel giorno, sul fronte occidentale della Prima guerra mondiale, niente cannoni e fucili, ma militari britannici e tedeschi per una volta contro soltanto in campo. A dire il vero, ucraini e russi non si sono sfidati: ognuno ha giocato nella propria trincea, tra i tank e col kalashnikov in mano.

Eppure, oltre la propaganda, quelle scene hanno dato fiducia per ciò che sarà. Al punto che il rispetto del cessate il fuoco è stato definito «soddisfacente » da chi ha costruito l’accordo di Minsk: ieri il comunicato congiunto di Hollande e Merkel, redatto dopo una conference call con Vladimir Putin e Petro Poroshenko, è parso ottimista, «malgrado incidenti locali che è necessario risolvere rapidamente».

I quattro si risentiranno oggi perché è stato compiuto soltanto il primo passo. Da domani dovrebbe partire il ritiro delle armi pesanti, in una zona lungo il fronte compresa tra i 50 e i 140 chilometri. Nell’attesa, in Germania in tanti sognano un futuro premio per la Merkel: se tutto andasse bene, se fosse davvero pace duratura, la grande tessitrice meriterebbe il Nobel.

Il calcio per strada, ma pure gli anziani fuori di casa dopo settimane dentro ai bunker. O le corse dei bimbi nei giardini e nelle scuole. Diffuse sui social da russi e ucraini, le prime immagini della tregua, iniziata sabato a mezzanotte, hanno distolto l’attenzione da certe violazioni. E dal solito reciproco scambio di accuse nell’area di Debalstevo, la più bollente e strategica. L’hub ferroviario è ancora conteso e lì i separatisti hanno accerchiato circa 8 mila soldati ucraini. Il tema, nodo irrisolto dagli accordi di Minsk, rischia di far naufragare tutto perché i ribelli impediscono l’ingresso agli osservatori Osce.

A fare i conti, ieri solo due civili morti pochi minuti dopo l’inizio della tregua, quando qualcuno continuava ancora a sparare, ma per la prima volta dopo mesi il bollettino delle vittime si è fermato qui. E se nel 1914 finì 32 per i tedeschi, dal giorno dopo i morti furono a milioni: stavolta tutti sperano di giocare solo a pallone.

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