lunedì 17 luglio 2017
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Ucraina: niente stop alle armi, si torna all’intesa di settembre

Ucraina: niente stop alle armi, si torna all’intesa di settembre

Ucraina: niente stop alle armi, si torna all’intesa di settembre

Sul terreno si continua a morire, nelle segrete stanze si continua a trattare: ieri gli occhi del mondo guardavano al gelo e alla nebbia di Minsk, al tentativo estremo di evitare che la crisi ucraina si incendi e diventi guerra senza quartiere.

Nel vertice notturno c’erano amici e nemici, Putin, Poroshenko, Merkel, Hollande ma pure i leader dei ribelli filorussi, e alla fine ne dovrebbe uscire solo una «dichiarazione comune»: nero su bianco la necessità di rispettare gli accordi già siglati nella stessa capitale bielorussa lo scorso 5 settembre. In più, il sostegno ad un vero piano per attuarli affidato sempre al gruppo di contatto (Mosca-Kiev-Osce-separatisti).

Risultato magro all’apparenza per chi ambiva a dare forma e sostanza a un piano di pace duraturo, partendo dal lavorìo franco-tedesco negli ultimi giorni. Certo, lo sfondo resta poco tranquillizzante: si scorge l’ennesima pericolosa escalation dei combattimenti e si ascolta ancora il monito di Obama a Putin per evitare di pagare costi più alti.

E poi resta la minaccia della Ue: nuove sanzioni economiche a Mosca, da discutere già oggi a Bruxelles.

L’accordo è atteso da Oriente e Occidente, ma gli scogli sono alti: i punti concordati prima del vertice riguardavano un immediato cessate il fuoco e la creazione di una zona demilitarizzata più ampia di quella di 30 chilometri (15 per parte) prevista dagli accordi precedenti.

I più ottimisti dicono che, alla fine, le armi taceranno e gli Usa rinunceranno a inviare armi letali a Kiev. Del resto, Putin ha sfilato ieri col meglio della sua diplomazia, in primis l’astuto ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, pronto a parlare di «negoziati super». Anche Poroshenko si era detto fiducioso, ma con toni perentori: «O la tregua o la situazione va fuori controllo». Pare, però, che dopo l’iniziale stretta di mano in favore di flash, i due presidenti abbiano discusso animatamente e le notizie dal fronte non devono avere aiutato: anche ieri nel sudest ucraino si è continuato a combattere e a morire.

Sarebbero 19 i soldati ucraini caduti e 78 quelli feriti nella «sacca» di Debaltseve, uno snodo ferroviario a metà tra Donetsk e Lugansk dove i separatisti hanno messo in trappola tra 5 e 8mila militari di Kiev.

Di mattina, invece, i mortai dei governativi avevano colpito una stazione di autobus a Donetsk: a sentire i ribelli, il totale è di sei morti e otto feriti. Altro sangue da usare nella trattativa.

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