lunedì 10 luglio 2017
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Tsipras alla prova del Parlamento: tensione in Grecia

Tsipras alla prova del Parlamento: tensione in Grecia

Tsipras alla prova del Parlamento: tensione in Grecia

Per le strade di Atene si sente il ticchettìo: alla mezzanotte scoppia la bomba innescata dalla cancelliera Merkel e dal suo ministro-scudiero Schaeuble.

Per evitare il peggio, Alexis Tsipras gioca oggi nel Parlamento greco la partita della vita, più difficile della lotta corpo a corpo nella lunga notte di Bruxelles. Deve rispettare l’ultimatum per «meritarsi» la fiducia chiesta, pretesa, dai falchi europei al momento dell’accordo per nuovi aiuti da 86 miliardi.
E lo farà oggi in un clima da fine del mondo: stretto tra pressioni interne e rabbia popolare, il premier ha presentato alla Camera il pacchetto di riforme deciso dopo il drammatico Eurogruppo di domenica.
Tutto come da patti ma, secondo il quotidiano greco Katrhimerini, dal testo sarebbe sparito il taglio delle baby pensioni.

Qualcuno vede un tentativo disperato di recuperare chi, dentro Syriza, oggi volterà le spalle al leader.

Non si sa come la prenderanno i partner col mitra puntato, ma in compenso ci sono ritocchi all’Iva, sparisce il regime speciale per le isole, sono previsti aumenti dei contributi di solidarietà per i redditi oltre i 30 mila euro.

Tra tagli di spesa e nuove entrate, la manovra durissima raggiunge 3,175 miliardi, un’enormità da approvare in un battito d’ali. Sarà decisivo l’appoggio dei centristi di To Potami, del Pasok e di Nea Demokratia, poi probabilmente cambierà il governo e forse il premier.

Il fronte del «no» si farà, comunque, sentire con una raffica di scioperi: per iniziare stop degli statali e serrata delle farmacie. E pure Varoufakis è tornato a caricare a testa bassa, paragonando l’accordo di domenica al colpo di Stato del 1967, quello dei Colonnelli.
Di certo, l’ondata di indignazione mondiale contro l’amara medicina dell’austerity non smuove il cuore dei creditori. Bruxelles per il momento si limita a dar fiato alle banche con il prestitoponte da 13 miliardi dell’Efsf, ma all’eventualità si oppone Londra.

Anche se tecnicamente l’opposizione di Cameron non è determinante, non è saggio dagli altre scuse per attaccare questa disastrata Ue.

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