lunedì 10 luglio 2017
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Titoli di Stato italiano (BTP) troppo cari dopo il quantitative easing (QE)
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Titoli di Stato italiano (BTP) troppo cari dopo il quantitative easing (QE)

Titoli di Stato italiano (BTP) troppo cari dopo il quantitative easing (QE)

Con la violenta discesa dei tassi a partire dall’estate del 2012 investire su un titolo di Stato italiano con scadenza da 3 a 12 mesi è diventato decisamente poco profittevole.

Anzi, per chi punta su una scadenza a 3 mesi e acquista sul mercato secondario (e non all’asta dove è stabilito che il rendimento di partenza, se positivo, non può scendere sottozero per via delle commissioni) può comportare anche una perdita secca, dato che fino a pochi giorni fa i tassi nominali su questo titolo erano negativi.

In ogni caso (sopratutto dopo l’ufficialità del quantitative easing) l’appeal dei BoT non c’e più, semplicemente perchè questi sono ormai diventati uno strumento monetario, utilizzato dalle banche per parcheggiare la liquidità a condizioni migliori del tasso negativo (-0,2%) sui depositi “pagato” dalla Bce.

Differente il discorso sui BTp a 10 anni che, seppur ieri abbiano toccato il minimo storico all’1,57%, offrono qualcosina.

Ma attenzione: se il qe (quantitative easing) andasse a bersaglio e se cioe’ l’inflazione dovesse rientrare in zona 2%, i rendimenti reali dei BTp diventerebbero negativi.

Motivo per cui, anche se nel breve periodo è previsto un ulteriore apprezzamento, si tratta di un investimento che rischia di scottare.

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