giovedì 13 luglio 2017
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Quantitative easing (QE) 22 gennaio: come reagiranno i mercati?

Quantitative easing (QE) 22 gennaio: come reagiranno i mercati?

Quantitative easing (QE) 22 gennaio: come reagiranno i mercati?

Cosa penseranno i mercati? Come reagiranno, cioè, gli investitori, le banche, i risparmiatori che, in modi diversi, animano gli scambi su azioni, bond, valute, al particolarissimo quantitative easing (QE) che la Bce si preparerebbe a lanciare?

E’ la più seria delle domande che ci si può porre, di quelle che interessano tutti.

E non solo perchè le vicende della Banca nazionale svizzera, he ha clamorosamente sottovalutato la reazione dei mercati, hanno ricordato a tutti una variabile importante, la finanza, da tanti un po’ disprezzata dopo la crisi del 2008.

E che la politica monetaria agisce “attraverso” i mercati, senza i quali ben poco potrebbe fare.

Non è neanche una domanda dalla risposta scontata.

E’ vero che sono noti gli effetti degli acquisti di titoli di Stato. Saliranno le loro quotazioni, si abbasseranno i rendimenti e quindi potranno calare tutti i tassi, anche quelli sui prestiti.

Con tassi più bassi si ridurranno i flussi di denaro verso Eurolandia, e l’euro potra ulteriormente calare, rendendo più appetibili le esportazioni.

Si libereranno i bilanci delle banche, che potranno cosi dedicarsi a impieghi più redditizi e, si spera, ai prestiti alle aziende per investimenti.

Aumenteranno infine le dimensions del bilancio della Bce che sono collegate, con una relazione però puramente statistica, alle aspettative di inflazione, che potrebbero salire: l’obiettivo principale di tutta la manovra.

Il punto è un altro il quantitative easing della Bce arriva (arriverà, presumibilmente, giovedì) un po’ tardi e un po’ male, dopo un cammino davvero tortuoso, in cui tanti obiettivi diversi hanno interferito con quello prioritario di mantenere l’inflazione vicino al 2 per cento.

Le aspettative di inflazione sono ormai bassissime, ma lo sono anche i rendimenti: gli effetti come temono i critici, gli stessi che hanno contribuito a ritardare il quantitative easing, potrebbero essere limitati. In parte sono stati anticipate dagli stessi mercati, e solo una sorpresa “positiva”, giovedì, potrebbe scatenare una reazione forte e duratura.

La domanda perchè va riferita ad altri effetti, quelli di lungo periodo, quelli che non si vedranno subito, ma che segneranno il futuro delll’Unione.

Eurolandia si presenta all’appuntamento più atteso dai mercati priva del sostegno della Bundesbank, con una soluzione figlia di un compromesso politico che inevitabilmente stona in un organismo tecnico idealmente chiamato a decidere in base a regole e non alla discrezionalità e, soprattutto, facendo un passo indietro.

L’ipotesi, se vera, secondo cui gli acquisti saranno ffettuati dalle singole banche centrali che resteranno, con i loro Stati, responsabili, è una scelta pragmatica che ha mille ragioni, ma non segnala certo ne la volonta di proseguire sul cammino dell’Unione economica e monetaria ne la presenza di una leadership politica – a Bruxelles, a Berlino, i Parigi, a Roma – in grado di Farle fare progressi.

Ecco allora la domanda, inevitabile dopo le vicende svizzere: ne risulterà Janneggiata la credibilità della Ue e della Bce?

Cosa penseranno davvero i mercati?

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