venerdì 14 luglio 2017
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Ok Legge di Stabilità con l’ennesima fiducia: opposizioni furiose

Ok Legge di Stabilità con l’ennesima fiducia: opposizioni furiose

Ok Legge di Stabilità con l’ennesima fiducia: opposizioni furiose

Ma è normale che l’ok alla Legge di Stabilità sia arrivato al Senato con l’ennesima fiducia?
Opposizioni furiose, eppure da Prodi in poi si è sempre fatto.

Renzi nella notte ha tagliato decine di norme “ad personam”.

Il Senato ha approvato la Legge di Stabilità niente di meno che alle cinque di ieri mattina, con la chiama per il voto di fiducia cominciata alle due, i deputati dell’opposizione – Sel, M5S, Lega furibondi e in particolare, sul lato Forza Italia, Brunetta («governo nel caos, governo alla frutta, governo di arroganti e dilettanti allo sbaraglio»). Per ammissione dello stesso Renzi, che se ne è scusato, il testo approvato in tutta fretta è pieno di errori, di ogni tipo, errori di calcolo ed errori di lingua. È sintomatico del clima generale l’episodio Morando – Lanzillotta.

Sentiamo.

Enrico Morando aveva promesso che il maxiemendamento di cui è fatta la Legge di Stabilità sarebbe arrivato in aula entro le 17, ma alle 17 non c’era, alle 18 nemmeno e allora la Lanzillotta, presidente di turno dell’aula e membro del numeroso gruppo delle candidate al Quirinale, ha detto: «Quello che accade all’interno del governo sono interna corporis, al di là delle facce del ministro Morando che non possono essere registrate agli atti parlamentari… ».

Spieghiamo questo “interna corporis”,,,

È latino, significherebbe «cose che stanno dentro il corpo » oppure le intimità, quindi i segreti, ciò che non può essere detto, specie in aula. In questo caso le interna corporis sono di vario tipo: la Camera ha prima di tutto stravolto il testo licenziato dal consiglio dei ministri, così s’è perso parecchio tempo e in Senato la Commissione ha rinunciato a concludere i lavori passando il testo direttamente all’aula. Ncd e Pd hanno proiettato sulla legge una quantità di mance – termine scelto dal Corriere della Sera – cioè denari a pioggia distribuiti a vari clienti, secondo la più antica prassi dell’epoca Dc. È intervenuta niente di meno che la Commissione europea che ci sorveglia e ci guida, perché il default italiano è sempre a portata di mano. Renzi, stavolta, è saltato sul cavallo del rigore e ha fatto suoi i rimbrotti di Bruxelles, ripassando il testo – si dice – e togliendo i più clamorosi interventi da sottogoverno. Si tratti o no di una mossa propagandistica, in aula è arrivato alla fine un testo che non abbiamo ancora potuto leggere, ma che sembrerebbe raffazzonato e pieno di sbagli. I senatori, trattandosi di fiducia, l’hanno passato lo stesso. Ma che sappiano davvero quello che hanno approvato mi sento di escluderlo. Del resto, non è stato troppo diverso neanche l’anno scorso, col governo Letta. Brunetta parlò di «suk»: «La maggioranza era riunita con il governo non per trovare soluzioni per gli italiani ma per fare marchette, provvedimenti ad personam per singole categorie, al fine di acquisirne i consensi». Questo nel dicembre 2013.

Che cos’è il “maxiemendamento”?

Si riduce la legge a un solo articolo che contiene tutte le disposizioni previste prima dell’emendamento. In questo modo si taglia la discussione e la si chiude rapidamente, mettendo la fiducia. Per Renzi è la trentaduesima fiducia, ed entro martedì, quando a votare la fiducia sarà la Camera, saremo alla numero 33.

Lamenti sul fatto che il Parlamento è stato esautorato a cui Renzi ha però fatto spallucce.

Ha ragione Renzi: hanno governato a botte di fiducia tutti i governi precedenti, Prodi, Berlusconi, Monti e Letta. Il Parlamento non sa più decidere da un pezzo. I decreti sono inevitabili.

Cosa dice questa legge?

Nella confusione generale crediamo di aver capito che non aumenterà il canone Rai e che resta un tetto alla Tasi del 2,5 per mille (nel 2012 era dell’1 per mille). Gli artigiani senza dipendenti godranno di un credito d’imposta per l’Irap. La rete elettrica delle Ferrovie dello Stato sarà ceduta a Terna, 535 milioni saranno versati alle Poste, le elezioni regionali e locali dell’anno prossimo saranno accorpate in un solo giorno, agevolazioni fiscali per chi, attraverso il cumulo, non supera i 20 mila euro l’anno di reddito (regime dei minimi).

Poi, per qualche ragione che non so spiegare, l’Iva sui pellet da riscaldamento è stata portata dal 10 al 22%, verseremo 10,5 milioni per contribuire alla manutenzione del sarcofago dell’ex centrale di Chernobyl, i dipendenti delle province saranno collocati da qualche parte nella pubblica amministrazione e se entro due anni non avranno trovato posto verranno messi in cassa integrazione con l’80% dello stipendio (si calcola che andranno a casa 20 mila persone, ci sono proteste altissime con occupazioni di sedi, sindacati sul piede di guerra, ecc.), le partecipate di piccole dimensioni saranno chiuse. Una grande insalata, come vede, e ho citato solo una parte minima dei provvedimenti.

Mamma mia.

Però arriverà il Jobs Act e il risparmio energetico da 1517 miliardi in due anni. I tagli annunciati, inoltre, ammontano a 16 miliardi. Però la spesa pubblica supera il 50% del bilancio dello Stato e interventi spot come quelli contenuti in questa legge non portano lontano: ci vorrebbe un ripensamento generale. Ma chi ha la forza per imboccare una strada simile?

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