martedì 11 luglio 2017
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L’Ocse promuove le riforme: +6% di Pil in 10 anni

L’Ocse promuove le riforme: +6% di Pil in 10 anni

L’Ocse promuove le riforme: +6% di Pil in 10 anni

Il Jobs Act «motore del cambiamento» Ma l’Istat lancia l’allarme: una famiglia su quattro in difficoltà, peggio solo la Grecia.

Se l’Ocse alza lo sguardo al futuro ed è pure ottimista, l’Istat guarda all’oggi e nessuno può fare festa: secondo l’Istituto di Statistica una famiglia italiana su quattro vive in una «situazione di disagio economico ».

Il 23,4% per l’esattezza, totale di 14,6 milioni di individui. Per questo, il rapporto «Noi Italia» sulla situazione nel 2013 può deprimere, anche se l’anno prima la percentuale era perfino più alta (24,9%). Tornando al dato più recente, invece, circa la metà, 12,4% dei nuclei familiari, si trova in una difficoltà «grave».

E la conferma pure dalla Caritas che in cinque anni ha raddoppiato gli interventi «a causa delle politiche di austerità». Le statistiche si basano sul cosiddetto «indicatore di deprivazione», ma con differenze marcate negli indici: ad esempio, solo il 2,6% non può comprarsi un telefonino, mentre per il 50,4% una settimana di vacanza è utopia. Poi, come sempre, ecco il Paese a doppia velocità: nel Mezzogiorno le famiglie «deprivate» sono il 40,8% contro il 13,1% del Nord-est. Situazioni più gravi in Sicilia (50,2), mentre la provincia autonoma di Trento sembra un Eldorado con un ottimo 10,6. Al rosario di belle notizie, l’Istat aggiunge che nel Paese lavorano meno di sei persone su dieci tra i 20 e i 64 anni. In più, torna su quelle quattro lettere in fila, «Neet», giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano.

Dati 2013 alla mano, sono il 26%, peggio di noi solo la Grecia.

C’è un tappeto di riforme predisposte per uscire da questo pantano e, a sentire l’Ocse, forse il domani non sarà così duro: il progetto di Renzi è definito «ambizioso» e il Jobs Act potrà essere «il motore del cambiamento » per un Paese fermo da troppo tempo. Insomma, nel rapporto sul nostro Paese, plauso e incoraggiamento al governo con un occhio al nuovo mercato del lavoro che, se attuato pienamente assieme alle riforme strutturali, potrebbe portare un +6% di Pil in dieci anni e alla creazione di 340 mila nuovi posti di lavoro in cinque.

E il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, alla presentazione dello studio a Roma, ha detto che quest’anno il Pil «dovrebbe crescere dello 0,6%», mentre per il 2016 è confermata la stima di un +1,3%.

Certo, a sentirlo, urgono alcune cose, l’aumento della concorrenza e le liberalizzazioni nei servizi e nelle professioni, ma dal quadro fosco dell’Istat si può uscire davvero.

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