giovedì 13 luglio 2017
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Libia: pericolo miliziani dell’Isis fra i migranti

Libia: pericolo miliziani dell’Isis fra i migranti

Libia: pericolo miliziani dell’Isis fra i migranti

A Derna, un tempo parte del Regno d’Italia, oggi dichiaratasi città del califfato dell’Isis, l’Egitto ha affondato ieri il colpo contro gli estremisti: bilancio, «155 combattenti uccisi e 55 catturati», secondo i media del Cairo.

E intanto è stato d’assedio a Sirte, importante porto libico, dove l’esercito del governo islamista di Tripoli (uno dei due esecutivi al potere nel Paese) sta cercando di scacciare l’Isis e prepara l’assalto.

È già guerra, quindi, a Sud della Sicilia e l’incendio si allarga: miliziani di Boko Haram, i terroristi islamici nigeriani, starebbero cercando di unirsi all’Isis in Libia passando attraverso la Tunisia (che ha schierato l’esercito).

Ed è proprio da Sirte che, secondo l’ambasciatore d’Egitto a Londra, Nasser Kamel, «barconi pieni di terroristi» potrebbero dirigersi verso l’Italia. Una tesi su cui ragiona anche il Daily Telegraph che cita «documenti segreti dei jihadisti»: gli uomini di al- Baghdadi potrebbero sfruttare l’ex-colonia italiana, Paese diviso e con una pericolosa quantità di armi in circolazione, come “testa di ponte” verso il Sud Europa o come base per attacchi alle compagnie marittime occidentali nel Mediterraneo.

La presenza di terroristi sui gommoni della speranza è però un’ipotesi che gli 007 italiani ridimensionano: «Se un terrorista volesse colpire in Europa — si riflette — perché dovrebbe spostarsi su barconi fatiscenti, col rischio di affondare e comunque affrontare poi i controlli delle autorità presenti sui mezzi di soccorso? ».

Tuttavia Giacomo Stucchi, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha già ammesso la possibilità che «terroristi anche non coordinati tra loro si nascondano sui barconi».

Intanto, un’inchiesta de l’Espresso oggi in edicola svela come a Roma sarebbe in corso la caccia a due presunti terroristi libici, di cui il settimanale diffonde persino l’identikit. Avrebbero tentato di comprare armi da fuoco sul mercato nero della Capitale, una mossa che li ha traditi.

Il timore è che possano progettare un attacco come quelli che di recente hanno insanguinato Parigi e Copenaghen. «Non vogliamo avventure, né crociate, ma l’unica soluzione alla crisi è quella politica e il tempo è poco», avverte il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni.

L’Onu e la comunità internazionale restano favorevoli all’azione diplomatica: l’inviato per la Libia Bernardino Leon ha detto ieri al Consiglio di Sicurezza che il terrorismo può essere sconfitto solo con un governo locale di unità nazionale.

E Obama aggiunge: «I musulmani non sono terroristi. Noi siamo in guerra contro la violenza dell’Isis».

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