martedì 11 luglio 2017
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La manovra di Renzi è all’altezza di questa congiuntura?

La manovra di Renzi è all’altezza di questa congiuntura?

La manovra di Renzi è all’altezza di questa congiuntura?

In altalena Borsa e differenziale. La Manovra potrebbe non essere all’altezza della situazione e prevede che 4 miliardi arrivino da tagli alle Regioni

Abbiamo ricominciato a discutere sulla crisi come se non stessimo su questa barca da sette anni (agosto 2007), come se ci mancassero gli strumenti di comprensione…

È che non ci si aspettava un tonfo delle Borse a questa maniera, con l’aggiunta delle bizze greche e delle previsioni nefaste sulla solidità delle banche.

Ieri le Borse hanno perso ancora. Milano — dopo il 4.4 di mercoledì — un altro 1,2, Parigi l’1, Londra lo 0,9, Francoforte lo 0,2, soprattutto Tokyo con un 2,2 che la riporta ai minimi di maggio. Il che significa che la politica espansiva inaugurata l’anno scorso dal premier Abe non è necessariamente un toccasana duraturo. E la signora Yellen, negli Stati Uniti, ha cominciato a prosciugare i mercati della liquidità esagerata che circola. E lo spread, prima di fermarsi a quota 173, ha superato i 200 punti. Ora, ho sentito amici e amiche esclamare: «Va bene, lo spread sale, quanti punti sono? Non ce ne frega niente, non succede niente». È vero, perché alla fine, tra 140 e 170, la differenza è irrisoria e, oltre tutto, il differenziale tra titoli decennali italiani e tedeschi ha ripreso ad ampliarsi perché sono andati ancora più giù i tassi tedeschi, dunque per quanto ci riguarda stiamo parlando di inezie. E però deve impressionarci la tendenza: lo spread ha ricominciato a salire, e come deve essere interpretato questo segno? Berlusconi dice che l’altra volta (primavera-estate 2011) lo spread fu portato su dai circoli europei che volevano buttarlo fuori dal sistema, cioè fu una manovra politica. E se avesse ragione? Se il mondo ci stesse dicendo: attenti, potremmo stringervi all’angolo fino al punto da non farvi più vendere i vostri titoli sul mercato, ci mettiamo poco a portare lo spread a 700, 800 o 1000 e a lasciarvi senza i soldi per pagare i pensionati. I greci riconoscono adesso l’8,5% sui loro bond, e vogliono liberarsi della troika… Alla fine i grandi speculatori vendono perché l’euro resta in pericolo…

La manovra di Renzi è all’altezza di questa congiuntura?

Trentasei miliardi… Ma guardi che 36 miliardi è un numero finto. Si arriva a 36 miliardi conteggiando 2,7 miliardi di tagli alle spese e 2,6 miliardi di tasse sulle rendite finanziarie, voci che stavano già nel vecchio decreto Irpef. I soldi veri sono 31 miliardi e qualcosa, che non è poco.

Di che si tratta alla fine?

Undici miliardi e mezzo vengono dalla decisione, presa a freddo, di peggiorare di altrettanto i nostri conti. Quello che si dice una manovra in deficit, spinta fino ai limiti del consentito, cioè il famoso 3%. I soldi saranno distribuiti così: 80 euro in busta paga ai lavoratori con gli stipendi più bassi (si conferma l’operazione di maggio), tfr in busta paga per chi lo vuole (da marzo), meno Irap per le aziende (5 miliardi), poco meno di due miliardi per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato (niente tasse e contributi per tre anni), un miliardo e mezzo per gli ammortizzatori sociali, un miliardo per allentare il patto di stabilità ai comuni, 500 milioni di sgravi alle piccole imprese.

Dove li trova i soldi per fare tutte queste cose?

Dice che ricaverà tre miliardi dalla lotta all’evasione fiscale. Poi trasferirà meno soldi agli enti locali: meno 4 miliardi alle Regioni, meno 1 miliardo alle Province, meno 1,2 miliardi ai Comuni. Quindi tagli ai ministeri per 6,1 miliardi. I ministri per ora stanno zitti, le Regioni invece sono in piena rivolta.

Aumenteranno le imposte locali per rientrare.

Chiamparino, governatore del Piemonte e capo della Conferenza Stato-Regioni, ha detto che piuttosto si dimette. Chiedono un incontro col governo (che gliel’ha concesso), dicono che saranno costretti a peggiorare il servizio dei trasporti e quello sanitario. Renzi ha risposto che non scherzassero: rendessero la loro organizzazione più efficiente. In effetti, spazi di efficienza ce ne dovrebbero essere, almeno a giudicare dal fatto che in tante sedi regionali a qualunque ora uno si presenti trova spesso i palazzi vuoti. I tagli a enti locali e ministeri hanno fatto infuriare anche i sindacati. Le organizzazione di categoria della Pubblica Amministrazione, unite nel “no”, hanno dichiarato: «La televendita del presidente del Consiglio è l’ultima prova dell’incapacità di cambiare». La Camusso: «La manovra non ha un’idea di come creare occupazione, quindi mi pare che non risponda alla vera emergenza del Paese». Renzi ha risposto a tutti quanti: «Penso che la protesta delle Regioni e la minaccia di alzare le tasse a livello locale sia un atto al limite della provocazione. (..). Prima di fare polemica bisogna guardare in casa propria e ridurre gli sprechi, per poter finalmente ridurre le tasse. Le famiglie stanno facendo degli sforzi, lo facciano anche le Regioni, che stanno usando parole contro la realtà».

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