mercoledì 12 luglio 2017
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La Bce comprerà bond, ma l’80% dei rischi sarà su Bankitalia

La Bce comprerà bond, ma l’80% dei rischi sarà su Bankitalia

La Bce comprerà bond, ma l’80% dei rischi sarà su Bankitalia

La Banca Centrale Europea (Bce) comprerà a man bassa titoli del debito pubblico e anche bond emessi da privati (i cosiddetti abs e i cosiddetti covered bonds). Ma il rischio di ogni operazione ricadrà per l’80% sugli stessi Paesi indebitati, cioè anche su di noi.

Un correttivo alla misura espansiva intrapresa che crea qualche preoccupazione negli operatori e il cui significato, in termini generali, andrà studiato molto a fondo.

Come sempre, lei fa queste premesse sintetiche e delle quali capiamo poco. Invece bisogna procedere pian piano.

Va bene. Ieri si riuniva a Francoforte il vertice della Banca Centrale Europea.

All’ordine del giorno i tassi d’interesse e la politica finanziaria da seguire nei prossimi mesi. Sui tassi non c’è niente da dire: sono rimasti quelli di prima (cioè quasi zero o addirittura negativi). Sulla politica finanziaria bisogna ricordare, innanzi tutto, che i Paesi del mondo sono tutti indebitati e restituiscono le rate del loro debito facendo altri debiti. La differenza tra un Paese e l’altro è questa: in quelli dove c’è crescita, l’indebitamento non crea preoccupazione e tutti gli operatori, cittadini compresi, continuano a prestare soldi senza patemi. Ai Paesi che non crescono, come per esempio l’Italia, si prestano invece i soldi con molte perplessità. La domanda chiave è quella tipica di tutti i creditori: ma questi qui saranno in grado di restituire quel che gli sto dando? Questa è la prima questione, e ieri la Banca Centrale ha risposto che sì, Francoforte stamperà altra moneta e con questa comprerà i titoli del debito dei Paesi europei a un ritmo di 60 miliardi al mese e fino al prossimo settembre, in teoria, ma in pratica anche oltre se questa massiccia iniezione di denaro non avrà conseguito gli effetti voluti.

Le Borse hanno festeggiato, lo spread sta poco sopra i 110 punti.

E quali sarebbero questi effetti voluti?

La risalita dei prezzi, cioè la risalita dell’inflazione, fin quasi al 2%. La Bce ha tra l’altro il dovere di tenere l’inflazione a quel livello, mentre, come sa, i prezzi tendono in questo momento storico a scendere, che è male, dato che tutti, sapendo che quella tal cosa costerà domani meno che oggi, si astengono dal comprarla e, non comprando, deprimono la domanda, quindi la produzione in una spirale che può anche non fermarsi mai (si veda il Giappone).

Bene, 60 miliardi al mese…

Sessanta al mese, 40 dei quali destinati ai titoli degli stati e il resto ai titoli dei privati. Con un primo limite: non si potrà comprare debito per più del 25% dell’indebitamento generale del Paese. E per non più di un terzo di ogni singola emissione. Per noi, significa che in totale, di qui all’anno prossimo, la Bce non potrà superare (più o meno) i 550 miliardi di acquisti. Ma c’è un ma. Un ma molto grosso.

Sentiamo.

Supponiamo che, crescendo il debito italiano, e magari crescendo pure i tassi d’interesse, il Paese si trovi nell’impossibilità di restituire quanto ha preso. Chi pagherà per questo default? A norma dovrebbe rispondere del rischio l’istituzione che ha comprato, cioè la Bce. Ma nel caso del quanti tative easing deciso ieri (si chiama così l’operazione di comprare titoli a tutto spiano) il rischio sarà ripartito così: il 20% sulle spalle di Francoforte e l’80 sulle spalle della Banca d’Italia. Cioè, supponendo che la Bce abbia comprato tutti i 550 miliardi che ci spettano, in caso di default, 110 miliardi saranno restituiti dalla stessa Banca Centrale, ma gli altri 440 dovremo metterli noi, con patrimoniali, tasse, vendendo ai cinesi il porto di Brindisi, e simili. Visco, il nostro governatore, ha tentato in ogni modo di evitare questa soluzione, ma ha dovuto piegarsi ai falchi tedeschi.

E perché si è scelta questa strada?

Per due ragioni. La prima è che la Banca Centrale Europea appartiene alle banche centrali dell’Eurozona.

La prima azionista è la Bundesbank (Germania) che ha poco meno del 18%, la seconda azionista è la banca centrale francese col 14,1.

I terzi siamo noi, col 12,3%.

I tedeschi non vogliono rispondere delle nostre eventuali perdite per il loro 18%.

Questo nonostante Draghi, nell’intervista di pochi giorni fa alla Zeit, abbia detto: «La Bce ogni anno distribuisce utili di miliardi ai suoi membri.

Anche alla Bundesbank, che li trasferisce al ministero delle Finanze e quindi ai cittadini tedeschi, che ne traggono vantaggio tramite crediti pubblici e privati straordinariamente favorevoli».

Ecco, la Germania non vuole mettere a rischio i suoi utili.

La seconda ragione è che i tedeschi temono – e ieri la Merkel lo ha ripetuto – che i Paesi del Sud, e principalmente l’Italia, messi in condizione di indebitarsi nuovamente senza limiti, non facciano le riforme e continuino nella bella vita.

L’80% dei debiti del biennio 2015-2016 è solo nostro.

Ed è inutile sostenere che in questo modo si colpisce una delle ragioni di fondo della moneta unica (cosa vera): se non diminuiamo l’indebitamento e non mettiamo la testa a posto non andremo da nessuna parte.

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