mercoledì 12 luglio 2017
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Jobs Act: via al nuovo contratto e addio all’articolo 18

Jobs Act: via al nuovo contratto e addio all’articolo 18

Jobs Act: via al nuovo contratto e addio all’articolo 18

Tutti i neoassunti saranno garantiti da «tutele crescenti» E Renzi: «Più lavoro che licenziamenti»

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, immagina al massimo un «20% di errori o di scontenti».

Mentre dal sindacato il leader Uil, Carmelo Barbagallo, non si stanca di ripetere che «sarà più facile ridurre le tutele e licenziare».

Così, tra l’ennesimo scambio avvelenato di pareri, nell’Italia renziana ha debuttato ieri il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti: vale per i neoassunti, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dei primi due decreti attuativi del Jobs act. «Non si può puntare alla perfezione da subito, ma accontentiamoci dell’80%», ha commentato ancora Poletti.

Di buon umore e pronto a sottolineare «la fase nuova in Italia»: «Sarà nel segno di una maggiore certezza di regole per le imprese, di una prospettiva di stabilità per i lavoratori».

Ben altro tono per il capo Uil: «Inizia una nuova fase di insicurezza dell’era 2.0», la sentenza di Barbagallo.

Dall’addio all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nelle neo-assunzioni (che beneficeranno degli sgravi triennali fissati dalla Legge di stabilità) all’estensione di durata e platea dell’assegno di disoccupazione, la rivoluzione pare radicale.

Ma è il tema del cosiddetto «reintegro» a infiammare di più gli opposti ultrà: per i nuovi assunti resta solo in caso di licenziamento «nullo» o «discriminatorio » e nei casi di licenziamento «disciplinare» nel quale il giudice riconoscerà che il fatto «non sussiste».

Negli altri casi «ingiustificati » e nei licenziamenti «economici», la tutela è solo un indennizzo «certo e crescente» in base all’anzianità di servizio.

Il regime dell’indennizzo monetario vale, però, anche per i licenziamenti «collettivi». Ma, più in generale, saranno i numeri a fare la differenza per Renzi: «Quest’anno ci saranno molte più assunzioni che licenziamenti», ha immaginato ieri il premier. Ed è pure «pronto a scommettere».

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