martedì 11 luglio 2017
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Jobs Act: ad aprile 210 mila nuovi contratti

Jobs Act: ad aprile 210 mila nuovi contratti

Jobs Act: ad aprile 210 mila nuovi contratti

Un dato non fa primavera, dice Elsa Fornero, ma riabituarsi ai segni più è già qualcosa. Soprattutto, pensando al lunghissimo inverno che forse sta passando. Per questo, ieri, il ministero del Lavoro ha voluto diffondere la prima stima flash sui nuovi contratti di aprile, non certo un mese qualsiasi: è stato il primo immerso per intero nella rivoluzione del Jobs Act, mentre la decontribuzione dei nuovi assunti era partita già da inizio 2015.

E alla fine, nel mese, si conta un saldo di 210 mila contratti di lavoro, risultato della differenza tra le 756.926 nuove attivazioni e le 546.382 cessazioni (di queste, 122.979 fanno riferimento a contratti a tempo indeterminato e 328.148 a tempo determinato).

Si viaggia su cifre assai migliori rispetto al 2014, quando il saldo era stato di 7 mila unità appena.

Tornando ai numeri più freschi, invece, ad aprile i contratti a tempo indeterminato sono stati 171.515 contro i 122.979 dell’anno scorso: il totale fa +48 mila, un boom che si arrampica fino a +125 mila, se si sommano i primi 4 mesi 2015. Ma è, nel complesso, che aumenta l’incidenza dei contratti «stabili: ora sono il 22,7% sul totale degli assunti, erano il 15,7% soltanto 365 giorni prima.

Restano, invece, pressoché invariati i tempi determinati, mentre diminuiscono sia l’apprendistato sia le collaborazioni. Insomma, adesso la differenza la fanno i posti fissi ma, per finire di stappare la bottiglia, bisogna valutare i benefici «reali». E aspettare la solita pioggia di dati dell’Istat, che in passato hanno già freddato certi eccessivi entusiasmi governativi.

Subito apprezzata da tutto il governo, il primo a commentare la «bella notizia » è stato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Sostanzialmente si conferma che aumentano i contratti stabili e si riducono i contratti precari», ha detto a margine della presentazione della nuova Federazione del Credito First-Cisl.

Altre parole per rimarcare un vecchio adagio di Palazzo Chigi: «L’obiettivo che il governo si è dato è fare in modo che il contratto a tempo indeterminato torni ad essere il modo normale di assunzione».

Insomma, se le cose vanno in questa direzione, tutti felici e contenti. Ma con la solita avvertenza: «Sul piano generale aspetteremo i dati dell’Istat », ha ripetuto anche lui.

Nell’attesa, mercoledì vedrà le parti sociali sui decreti attuativi del Jobs Act e il segretario Cgil andrà lì con un po’ di sfiducia: «Temo che avremo grandi delusioni », ha detto Susanna Camusso, tra i più scettici di fronte agli ultimi segni più.

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