giovedì 13 luglio 2017
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Istat: scende la disoccupazione e cresce la fiducia

Istat: scende la disoccupazione e cresce la fiducia

Istat: scende la disoccupazione e cresce la fiducia

E fra i giovani non lavora il 41,2%, il minimo da 17 mesi

Non molto, certo, eppur si muove qualcosa da queste parti. In Italia c’è un calo a sorpresa della disoccupazione, un -0,1% che fa tenere ancora in freezer le bottiglie, ma regala qualche motivo di speranza: l’Istat ha rivelato che il tasso scende al 12,6% a gennaio, bissando il miglioramento di dicembre e tornando ai livelli di dodici mesi prima.

Un dato positivo che fa passare in secondo piano l’altro numero seminato ieri dall’istituto di statistica: il 12,7% di disoccupazione che ha chiuso ufficialmente il conto del 2014 lo rende il peggior anno da quando se ne tiene traccia, ovvero dal 1977.

Per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, però, l’inversione di tendenza è un «risultato incoraggiante dopo anni di caduta»: per lui nel 2015 potrebbero esserci 150 mila occupati in più. Dalla Germania, il presidente Sergio Mattarella ha esultato con riserva: «Bene. Ma aspettiamo dati sempre migliori».

Sullo stesso tenore l’immancabile cinguettìo di Renzi: «Più 130 mila posti di lavoro nel 2014, bene ma non basta». 80 EURO Nella babele dei dati, si annota che adesso gli occupati sono 22 milioni e 320 mila, pressoché invariati rispetto a dicembre (+11 mila), ma in aumento dello 0,6% su base annua (+131 mila). Positivo anche il fatto che il numero di inattivi sia in calo dello 0,1% mensile e dell’1,3% rispetto a dodici mesi fa.

Tradotto, c’è più fiducia e sempre più gente si tira su le maniche. E in più, il tasso di disoccupazione giovanile cala di 0,1 punti al 41,2% (ai minimi da 17 mesi), anche se l’incidenza di giovani senza lavoro sul totale della popolazione è superiore al 10,7%. Insomma, segnali positivi, da mescolare sempre a una giusta dose di cautela e, a volte, a dati decisamente negativi.

Soprattutto quelli sul Pil 2014: il -0,4% finale ci trascina per i capelli sotto ai livelli del 2000. E se il delicatissimo rapporto deficit/Pil è salito fino all’insidia del 3%, ecco un debito da vertigine al 132,1%, livello mai visto dal ‘95.

Poi, però, si scopre pure che la pressione fiscale starebbe diminuendo: nel 2014 si è assestata al 43,1% del Pil, in calo rispetto al 43,4% 2013 e al 43,5% 2012.

Il calcolo è firmato dal Ministero dell’Economia che ha corretto l’Istat con un’arguzia: ha calcolato gli 80 euro come taglio dell’Irpef e non come spesa sociale.

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