giovedì 13 luglio 2017
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Istat: Pil a -0,2% nel secondo trimestre, si torna in recessione

Istat: Pil a -0,2% nel secondo trimestre, si torna in recessione

Istat: Pil a -0,2% nel secondo trimestre, si torna in recessione

Il Pil (Prodotto Interno Lordo) è tutto quello che produciamo o compriamo o fatturiamo, in qualunque modo, furti e rapine compresi.

Oggigiorno si vorrebbe che fosse sempre in ascesa, e la cosa è facile per i Paesi sottosviluppati, che hanno da conquistare benessere. Più complicato per quelli a economia matura, come il nostro.

E però l’altro giorno abbiamo saputo che il Pil Usa è aumentato del 4%.

Noi invece andiamo giù da due anni, con un piccolo intervallo nell’ultimo trimestre del 2013 (+0,1%) subito negato dai due dati successivi: quello del primo trimestre 2014, 0,1%, e quello del secondo trimestre, 0,2%.

L’Istat proietta la situazione su tutto l’anno e prevede un 2014 chiuso a 0,3%, se non succede niente.

Ma il dato peggiorerà ed è prudente prevedere, alla fine, un 0,5 o un 0,6.

Renzi, appena insediato, aveva promesso un +0,8. Ma c’erano le elezioni.

E i grandi ragionieri internazionali lo avevano smentito computando, al massimo, un’oscillazione tra 0,1 e +0,1.

È colpa di Renzi?

Non so rispondere. I dati vanno sempre più giù. Al tempo di Berlusconi erano a un certo livello, Monti risultò averli peggiorati, poi Letta risultò aver fatto peggio di Monti, e ora Renzi peggio di Letta.

Qualcosa non va nel Paese e prescinde dalle politiche, decreti, manovre e discorsi.

Quando Renzi mise 80 euro nelle buste paga più povere, si pensava che questo avrebbe avuto un qualche effetto.

La domanda ne trarrà vantaggio, la produzione industriale… I dati sulla produzione industriale sono negativi, ma non a giugno, +0,9%.

È il segno di qualcosa?

Chi sa. Quanto agli 80 euro, è vero, sui dati macroeconomici sembrano non aver lasciato il segno. L’altro giorno la Confcommercio s’è scagliata contro Renzi, accusandolo di manovra elettorale.

Gli italiani, grazie agli 80 euro, si sono messi in tasca finora due miliardi e mezzo. Come mai non stanno spendendo? Perché non sono sicuri che gli 80 euro ci saranno anche l’anno prossimo, temono che a gennaio ricomincerà il giro delle tasse.

Che cosa si deve fare?

Intanto, bisognerebbe dar corso agli 800 decreti attuativi varati dai governi precedenti per rilanciare l’economia. La Pubblica amministrazione li tiene fermi. Perché? È su questo punto che, direi, dovrebbe concentrarsi intanto l’azione di Palazzo Chigi. Come si fa a costringere la Pa a fare qualcosa che non ha nessuna voglia di fare? Ah, saperlo. Forse il rilancio dell’economia passa proprio per un ripensamento della nostra burocrazia, costosa, inefficiente. L’Europa ci ha obbligato a istituire un nuova Autorità destinata a vigilare sul pareggio di bilancio: si chiama Ufficio parlamentare del Bilancio, lo guida il professor Pisauro, è incaricato di fornire previsioni e calcoli. Entrerà questa struttura in conflitto con il ministero dell’Economia? Tutti giurano di no, ma intanto Renzi ha messo in piedi un suo staff a Palazzo Chigi che dovrebbe/potrebbe duplicare le funzioni del Mef e di Pisauro, lo guidano Yoram Gutgeld e Filippo Taddei. Se ci mette la struttura di Cottarelli, se ci aggiunge la Ragioneria generale dello Stato vedrà che ci sono almeno cinque istituzioni deputate a fare i conti all’Italia. Temo gran confusione, un tirare di qua e di là che ci condannerà all’immobilismo agognato a quanto pare da tutti.

Non da Matteo Renzi, però. Renzi deve trovare almeno 20 miliardi, 10 per confermare il bonus per l’anno prossimo, e 10 per il resto.

La politica è capace di spendere (magari male), ma non sa risparmiare. Il consenso per il premier è però ancora altissimo, e se si andasse alle elezioni adesso Renzi vincerebbe a man bassa.

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