venerdì 14 luglio 2017
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Istat: inflazione italiana al livello più basso dall’agosto 2009

Istat: inflazione italiana al livello più basso dall’agosto 2009

Istat: inflazione italiana al livello più basso dall’agosto 2009

L’inflazione italiana nel mese di luglio si conferma al livello più basso dall’agosto 2009, mentre in dieci tra le maggiori città italiane lo spettro della deflazione (diminuzione del livello dei prezzi) è già una realtà.

Secondo i dati definitivi di Istat, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (nic) è, infatti, sceso dello 0,1% rispetto a luglio ed è salito dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ma è la prima volta dal gennaio 2011, inizio dell’ultima serie storica, che sei capoluoghi di regione registrano flessioni tendenziali: Torino (0,4%), Bari e Firenze (0,3%), Roma e Trieste (0,2%), Potenza (0,1%).

A Genova e Milano i prezzi risultano fermi rispetto a luglio 2013.

Guardando ai comuni con più di 150 mila abitanti che non sono capoluoghi di regione, risultano in deflazione Livorno (0,7%), Verona (0,5%), Reggio Emilia e Ravenna (0,1%).

E non sono gli unici dati negativi.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona a luglio registrano un calo annuo dello 0,6%, il ribasso più forte dall’agosto del 1997, rileva l’Istat, diffondendo i dati definitivi sul cosiddetto «carrello della spesa».

Su base mensile il ribasso è dello 0,7%. Crollati anche i prezzi di frutta (10,1%) e verdura (8,8%).

Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha lanciato l’allarme: «L’economia italiana sta rischiando un infarto.

Il potere d’acquisto delle famiglie è in picchiata libera e la povertà relativa in continuo aumento». Tornati indietro L’inflazione non fa che registrare «zero virgola » da quasi un anno. Tanto che per ritrovare una fase depressiva così lunga, sul fronte prezzi, occorre fare terra bruciata di oltre mezzo secolo. A cavallo tra il 1958 e il 1959, il termometro dell’Istat segnava solo tassi sotto l’1%. Ma il confronto mette accanto due «Italie » diverse. Alla fine degli Anni 50 c’era un Paese pronto al boom economico.

Oggi, invece, si combatte contro una recessione «recidiva», che sta sfibrando il tessuto produttivo.

All’epoca si parlava del consumismo come di un nuovo fenomeno.

Ora il problema è come riattivare una domanda piatta.

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