martedì 11 luglio 2017
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Istat, ci sono meno casalinghe ma sempre più povere
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Istat, ci sono meno casalinghe ma sempre più povere

Istat, ci sono meno casalinghe ma sempre più povere

In un decennio casalinghe calate di mezzo milione. Tra le più giovani, il 20% vive in stato d’indigenza.

Tesoro, mi si sono ristrette le casalinghe». No, non è un nuovo film commedia, ma il sunto dell’ultimo report presentato dall’Istat, secondo cui in dieci anni le casalinghe italiane si sarebbero ridotte di 518 mila unità.

Nel 2016 erano 7 milioni 338 mila le donne a dichiararsi tali, con un’età media di 60 anni e le over 65 a rappresentare il 40,9% del totale. Le casalinghe vivono prevalentemente nel CentroSud (63,8%) e lavorano in media 49 ore a settimana, cioè un’enormità. Poco di più della metà della categoria, poi, non ha mai avuto un impiego fuori dalle mura domestiche.

Tra le più giovani, nella fascia 1534 anni si riscontrano anche difficoltà economiche, una su cinque vive in povertà assoluta (dati del 2015), mentre in totale sono il 9,3%.

La condizione economica è in generale «peggiore di quella delle occupate perché le casalinghe vivono maggiormente in famiglie monoreddito e quindi sono più esposte al rischio di povertà, soprattutto nel Sud», spiega l’Istat. Un dato per tutti: solo il 37,7% delle casalinghe possiede il bancomat e/o la carta di credito. Questi dati sono per la Federcasalinghe «un campanello d’allarme sul fatto che in Italia non esiste una politica razionale inclusiva nei confronti delle casalinghe, né un’attenzione vera verso la famiglia monoreddito ».

Il calo di mezzo milione nel decennio è, invece, un fenomeno fisiologico per Annalisa Tonarelli, sociologa dell’università di Firenze, «più che una rivoluzione culturale o del mercato del lavoro».
Prova ne è che la loro diminuzione caratterizza anche altri paesi industrializzati. Senza contare le donne che non lavorano ma non si identificano nella figura della casalinga e non si dichiarano tali.

Anche per la Tonarelli il dato più grave resta «la vulnerabilità economica» di molte di loro e di contro sono da ricordare quelle «sposate con professionisti o dirigenti, magari laureate e soddisfatte di essere “la grande donna dietro un grande uomo”».

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