lunedì 17 luglio 2017
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Istat: a giugno crescita zero rispetto a maggio con calo annuo del 2,6%

Istat: a giugno crescita zero rispetto a maggio con calo annuo del 2,6%

Istat: a giugno crescita zero rispetto a maggio con calo annuo del 2,6%

I consumi non crescono.
Dal bonus di 80 euro ancora nessuna spinta.

L’allarme dell’Istat: le vendite sono ancora ferme a giugno

La crescita dei salari non va oltre l’1,1%, il minimo dal 1982.

Quel mistero chiamato 80 euro. Nonostante il bonus Irpef, atteso a lungo e poi accomodato in busta, i consumi non decollano ancora da queste parti.

I dati dell’Istat sulle vendite al dettaglio, spietati, sono lo specchio dei tempi: anche a giugno non c’è ripresa, per gli affari nei negozi crescita zero rispetto a maggio e addirittura calo del 2,6% nel confronto annuo.

E niente si salva dalla bufera, nessun settore: nel dettaglio, per le botteghe 3,9%, per i supermercati 2,5% e per gli ipermercati 1,3%.

Fanno eccezione solo i discount, ma anche per il low cost il vantaggio si restringe: +0,5%.

Eppure parecchi italiani avevano in tasca il jolly degli 80 euro arrivati a fine maggio per la prima volta, ma a quanto pare i denari non hanno spinto la domanda. Semmai, a sentire gli esperti, avrebbero solo ammorbidito la caduta. Del resto, a scorgere le retribuzioni contrattuali orarie, le cose non erano mai andate tanto male.

L’aumento delle remunerazioni su base annua non va oltre l’1,1%, minimo storico assoluto (le serie sono partite nel 1982).

Incubo deflazione

Da una brutta notizia all’altra, ieri mattina l’Istat ha sparso pure ulteriori dati sulla fiducia delle imprese ad agosto.

E di nuovo abbondano i segni meno e va particolarmente male per l’industria, con la manifattura ai livelli di un anno fa.

Non bastasse, altre nubi cariche di pioggia dall’indicazione sulle eccedenze nei magazzini, come fanno notare allarmati gli analisti di Intesa Sanpaolo.

Insomma, non è proprio la stagione per essere ottimismi, tanto che ieri l’Eurostat ha vestito l’Italia con una maglia nera: è il Paese che, in termini di fiducia, si è comportata peggio tra i big dell’Unione monetaria.

A dirla tutta, non se la passerebbe benone neanche la grande Germania, alle prese con aumento della disoccupazione e inflazione ferma, assai sotto il target Bce.

La somma porta conseguenze dolorose pure in Borsa, con Milano e Francoforte in prima linea nelle perdite.

Almeno il Tesoro, però, può sorridere, col pienone per l’asta di titoli di Stato a 5 e 10 anni e con tassi sempre più assottigliati. Oggi c’è da aspettarsi un’altra valanga di numeri oscuri: alle 11 l’Istituto di statistica rilascerà le stime sui prezzi ad agosto.

Gli analisti sono orientati al segno meno, tra il 0,1% e il 0,2%. Tradotto: deflazione, il fantasma che agita l’Europa.

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