lunedì 12 giugno 2017
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Il Jobs Act non sfonda: disoccupazione giovani sale al 43,1%

Il Jobs Act non sfonda: disoccupazione giovani sale al 43,1%

Il Jobs Act non sfonda: disoccupazione giovani sale al 43,1%

Si inceppa il Jobs Act. Il contratto a tutele crescenti con gli sgravi fiscali per le aziende che assumono, entrato in vigore lo scorso 7 marzo, non è servito ancora a ridurre la disoccupazione.

Anzi, i dati dell’Istat sono impietosi.

A marzo i senza lavoro sono tornati a crescere di 0,2 punti percentuali (da febbraio) e sono arrivati al 13%.

A preoccupare è soprattutto il calo degli occupati: dopo la diminuzione di febbraio, il mese scorso i lavoratori sono diminuiti dello 0,3%, con 59 mila unità in meno rispetto a 30 giorni prima, tornando sul livello dello scorso aprile. La disoccupazione giovanile a marzo risale oltre il 43%: il tasso segna un aumento di 0,3 punti percentuali a quota 43,1%, dal 42,8% di febbraio (si tratta del livello più alto da agosto scorso).

A marzo le persone in cerca di occupazione sono 3,302 milioni, in aumento dell’1,6% da febbraio.

E anche l’inflazione cresce e si ferma a 0 dal – 0,1% di marzo. «I dati segnalano un’Italia ancora invischiata nella stagnazione economica», il commento di Confesercenti. Il governo ha frenato i pessimismi: «È presto per fare bilanci, vedremo gli effetti nei prossimi mesi», la replica d’ufficio. A regalare un po’ di ottimismo ci ha provato Bankitalia nel Bollettino Economico, stimando che il Pil del primo trimestre di quest’anno «sia lievemente aumentato, beneficiando di una modesta crescita produzione industriale».

Il secondo dato (+0,5%) è stato evidenziato da una ricerca di Confindustria.

Positivi anche i segnali che arrivano dagli indicatori Istat sulla fiducia nel manifatturiero, che registrano ad aprile un miglioramento. Le brutte notizie arrivano, però, anche dalla fotografie delle pensioni da parte dell’Inps: il 64,3% degli assegni ha un importo inferiore a 750 euro, percentuale che sale al 78,2% tra le donne mentre riguarda il 45,2% degli uomini.

L’importo medio ha raggiunto gli 825,06 euro nel 2015 dai 780,14 del 2012.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non nasconde le difficoltà: «L’Italia esce da una recessione lunga tre anni che ha portato via quasi il 10% del Pil. Una ferita strutturale alla capacità economica del Paese che si aggiunge agli ostacoli alla crescita accumulati negli ultimi due decenni».

Critiche sono arrivate, invece, oltre che dall’opposizione («fallimento dle governo Renzi), dalla leader della Cgil, Susanna Camusso, che ha individuato nei numeri della disoccupazione l’esatta definizione di ciò che costituisce «l’emergenza nel Paese».

«Il tema del lavoro dovrebbe essere l’ossessione di chi ci governa ma non mi pare sia così», le parole della sindacalista.

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