venerdì 9 giugno 2017
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Il governo: pensioni di reversibilità non saranno toccate
Pensioni, in arrivo busta arancione con informazioni

Il governo: pensioni di reversibilità non saranno toccate

Il governo: pensioni di reversibilità non saranno toccate

Il ministero del Lavoro allontana i dubbi: «Specifico emendamento nel ddl povertà» In arrivo le prime 150 mila buste arancioni.

Le pensioni di reversibilità non si toccano. Nell’Italia dei 7 milioni di poveri (dati Eurostat, è il numero più alto nella Ue) l’impegno del governo arriva attraverso il ministero del Lavoro: nel ddl povertà all’esame del Parlamento non ci sarà nessun intervento «di razionalizzazione delle prestazioni di natura previdenziale, a partire» appunto « dalle pensioni di reversibilità ».

Tutelate anche le integrazioni al minimo. Il governo «ha predisposto uno specifico emendamento al ddl contenente norme relative al contrasto della povertà».
Parole che provano a fare chiarezza dopo ambiguità e timori di “sforbiciate”, con polemiche dei sindacati.
Il ddl riguarderà le prestazioni solamente assistenziali, come la pensione sociale e il riordino interesserà solo le nuove prestazioni, non quelle esistenti. La Cgil guarda però oltre: «Aspettiamo di leggere il testo dell’emendamento e seguiremo tutto l’iter di approvazione della legge. Solo alla fine potremo dire che le pensioni di reversibilità sono salve». PIL Intanto sono in arrivo le prime 150 mila delle 7 milioni di “buste arancioni” dell’Inps che ci dicono quando andremo in pensione e quanto prenderemo: destinatari, i cittadini privi del pin dell’Inps o dello Spid, la password unica che permette l’accesso online ai diversi servizi della pubblica amministrazione (sul web è infatti già possibile “simulare” l’assegno che si riceverà).

La Uil sottolinea come i dati si basino su previsioni (si parte dal presupposto che Pil e retribuzione crescano dell’ 1,5% l’anno e che la carriera dell’interessato non conosca pause).
«Il vero tema è come riformiamo la legge pensionistica », riflette Annamaria Furlan, segretario generale della Uil, che torna quindi sul tema della flessibilità.
«Non è necessario diventare molto anziani prima di potersi ritirare dal lavoro, e se si è giovani si ha qualche possibilità in più di trovare lavoro con la flessibilità in uscita».

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