domenica 11 giugno 2017
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Gli Stati Uniti fuori dalla crisi: Disoccupazione scesa al 5,4%

Gli Stati Uniti fuori dalla crisi: Disoccupazione scesa al 5,4%

Gli Stati Uniti fuori dalla crisi: Disoccupazione scesa al 5,4%

Gli Usa suonano la carica almeno in tema di occupati. Ad aprile le imprese hanno generato 223 mila posti di lavoro, spingendo il tasso di disoccupazione al 5,4%, il migliore risultato degli ultimi 7 anni, vicino alla soglia tra il 5% e il 5,2% che la Federal Reserve considera come una condizione di «piena occupazione».

Lo stesso Dipartimento del Lavoro ha tuttavia confermato la precedente brusca frenata dalla quale l’economia è reduce: in marzo i nuovi impieghi sono stati solo 84 mila, anche meno dei già deboli 126 mila inizialmente stimati. In febbraio sono state aggiunte 266 mila buste paga contro le 264 mila finora calcolati. Ad aprile in America sono lievitati anche i salari, del 2,2% rispetto a un anno fa a 28,87 dollari l’ora. «Il mercato del lavoro non è così veloce da anni, in un anno sono stati creati 3 milioni di posti di lavoro», ha commentato il presidente americano Barack Obama.

I dati positivi hanno così trainato anche le Borse europee. Milano ha chiuso al +2,06%. Parigi al +2,48%, Francoforte ha guadagnato il 2,65%, mentre Londra è avanzata del 2,32%. L’Italia, però, continua ad arrancare: il tasso di occupazione delle persone in età attiva (2064 anni) è sceso al 59,9%. Peggio fanno solo Grecia (53,3%) e Croazia (59,2%). Solo che il risultato della repubblica balcanica va letto in chiave positiva perché Zagabria ha già raggiunto l’obiettivo d’occupazione al 2020 indicato dall’Unione europea (59%).

Roma, invece, è lontana dal traguardo del 67%.

Insomma anche per i tecnici di Bruxelles la situazione italiana resta tra le più complicate dell’intero Vecchio continente.

Certo chi è messo peggio come la Grecia e la Spagna che ha lo stesso tasso di occupazione italiano, eppure per Atene e Madrid, Bruxelles ha indicato obiettivi più ambiziosi per il 2020: il 70% di occupati per i primi, il 74% per gli altri. Come a dire che per la Ue il mercato del lavoro è talmente ingessato che un’inversione di rotta pare impossibile. Ci sono, però, segnali incoraggianti per l’Italia. A cominciare dalla produzione industriale cresciuta a marzo dello 0,4% rispetto a febbraio e dell’1,5% rispetto ad un anno prima.

I settori migliori sono la produzione di prodotti farmaceutici e petroliferi. Federconsumatori e Adusbef hanno parlato di «segnali incoraggianti, ma ancora non sufficienti».

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