venerdì 28 luglio 2017
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FMI: Ripresa debole e salari più bassi di venti anni fa

FMI: Ripresa debole e salari più bassi di venti anni fa

FMI: Ripresa debole e salari più bassi di venti anni fa

Analisi economica del Fondo monetario internazionale (FMI), rischio povertà per il 29% degli italiani.

La ripresa in Italia «è stata troppo debole» e per questo motivo, nell’attuale fase storica, «gli italiani guadagnano in media ancora meno di due decenni fa», con i redditi medi che sono scesi sotto i livelli del 1995.
Non solo: il 29% della popolazione, ovvero poco meno di un italiano su tre, «è a rischio povertà o di esclusione sociale», una percentuale ben al di sopra della media dell’Eurozona, specialmente nel caso dei bambini, dei lavoratori precari e dei migranti.
Ad affermarlo è il Fondo monetario internazionale, nel rapporto Article IV sull’Italia, pubblicato ieri dall’istituto di Washington e che fotografa annualmente lo stato dell’economia italiana. «Le disparità regionali sono sostanziali, con tassi di povertà che raggiungono il 44%nel Sud», si legge ancora nel dossier.

Secondo gli economisti del Fmi «la retribuzione degli italiani è caduta in basso durante la crisi e non ha ancora raggiunto il ritmo di crescita dei principali paesi dell’area dell’euro ».
Il salario, spiega il rapporto, potrebbe impiegare «quasi un decennio» per tornare ai livelli del 2007, in un periodo in cui i principali partner europei dovrebbero accelerare ulteriormente. Il reddito procapite precrisi dovrebbe essere raggiunto «entro la metà degli anni 2020». Il Fmi ritiene che l’Italia debba migliorare nella contrattazione salariale.
«Infatti, in Italia, il costo della produzione per un’unità di produzione è aumentato di più rispetto ai principali omologhi dell’area Euro, come la Germania, la Francia e la Spagna», si legge nell’Article IV.
L’analisi del Fmi spiega che «l’allineamento dei salari con l’output prodotto per lavoratore a livello aziendale, anziché a livello nazionale, comporterebbe un aumento di quasi il 4% del numero degli occupati».

Il Pil italiano salirà dell’1,3% nel 2017, per poi rallentare al +1% nel 2018, spiega ancora il Fmi nel suo rapporto, senza intaccare le stime diffuse solo pochi giorni fa con l’aggiornamento del World Economic Outlook.
L’economia italiana, scrive il Fondo monetario, sta attraversando «il terzo anno di ripresa moderata» con il sostegno delle politiche monetarie accomodanti della Bce, l’allentamento della politica fiscale, i bassi prezzi delle materie prime e lo sforzo di riforma del governo.
Il Fmi prevede per l’Italia un incremento del Pil dello 0,9% nel 2019 e dell’1% nel 2020.

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