lunedì 17 luglio 2017
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Eurogruppo ha detto sì al piano di Atene, ma chiede più impegni

Eurogruppo ha detto sì al piano di Atene, ma chiede più impegni

Eurogruppo ha detto sì al piano di Atene, ma chiede più impegni

Approvata la lista di riforme del governo Tsipras Merkel: «Buon segno». Draghi frena: «Ancora lacune»

L’Eurogruppo ha detto sì. Il piano per le riforme è arrivato in tempo a Bruxelles e, dopo una serie di valutazioni durante la mattinata e qualche attimo di panico («La lettera di Atene non conduce a soluzioni sostanziali», aveva detto a un certo punto il portavoce del ministro tedesco Schaeuble), nel primo pomeriggio è arrivato il tanto atteso ok dei ministri delle Finanze dell’Eurozona: «La lista, sufficientemente completa, è un buon punto di partenza per completare la revisione.

Quindi diamo il via libera alle procedure nazionali per raggiungere una decisione finale sull’estensione di quattro mesi dell’attuale accordo ».

Quattro mesi di sostegno internazionale in più, in attesa del piano completo di riforma.

Ma non si tratta della fine della trattativa, come ha tenuto a specificare poi la cancelliera Angela Merkel, sottolineando per bene che l’accordo è figlio soprattutto di un passo indietro di Tsipras: «Il governo greco è tornato passo dopo passo alla realtà, ma ci saranno altri negoziati con Atene ».

Servono maggiori certezze sulle riforme. Christine Lagarde, numero uno del Fmi, scrive all’Eurogruppo che la proposta di Tsipras su alcune riforme «non fornisce sufficienti rassicurazioni». In particolare su privatizzazioni, Iva, pensioni, liberalizzazioni e riforma del lavoro.

Dello stesso avviso il presidente della Bce Mario Draghi, secondo cui la lettera di Atene «è un valido punto di partenza», ma al momento priva di «proposte concrete e impegni» su crescita, finanza pubblica e stabilità finanziaria.

Ma la soluzione, per quanto solo parziale, piace molto ai mercati.

Lo spread tra i decennali di Grecia e Germania ha chiuso ieri a 799 punti dai 855 di lunedì con il tasso in calo all’8,61%.

E fonti vicine al governo parlano di «soddisfazione» del ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, anche se Atene tende a sottolineare che l’accordo non è un nuovo salvataggio, ma un’estensione del credito e che il governo manterrà gli impegni presi con i cittadini.

Di fatto il piano proposto, che anticipa quello più ampio che dovrà essere completato e inviato a Bruxelles entro aprile, tratta in 14 punti le questioni più importanti al momento per il Paese (senza mai dimenticare del tutto il programma elettorale di Tsipras): tra queste le politiche anticrisi (dai buoni pasto alla sanità per i poveri, con una possibile ipotesi di salario minimo); la guerra all’evasione fiscale, al contrabbando e alla corruzione (da cui si spera di recuperare ben 7 miliardi di euro); la revisione fiscale a partire dall’Iva e della spesa pubblica (a partire dai ministeri che passeranno da 16 a 10); un sostegno temporaneo alla disoccupazione. Tutto apprezzabile, ma entro aprile serve molto altro.

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