mercoledì 12 luglio 2017
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Dividendi, cedole, interessi cc, depositi bancari e postali: aliquota al 26%

Dividendi, cedole, interessi cc, depositi bancari e postali: aliquota al 26%

Dividendi, cedole, interessi cc, depositi bancari e postali: aliquota al 26%

Risparmi e depositi L’aliquota al 26%: scatta l’aumento

Da oggi la stangata: tasse su del 6% per conti correnti e rendite. Salvi invece i titoli di Stato.

Per la seconda volta dal gennaio 2012, quando il governo di Mario Monti aveva alzato l’aliquota dal 12,5% al 20%, cresce il prelievo fiscale (come ricordato nell’articolo Nuova tassazione sulle rendite finanziarie) sui redditi di natura finanziaria.

Da oggi scatta la misura voluta dall’esecutivo Renzi per finanziare il bonus Irpef da 80 euro: azioni, obbligazioni, conti correnti, depositi di risparmi sono tra gli strumenti per i quali la tassazione sale al 26%.

«Aumento in linea con l’Europa», spiegava il premier: la media Ue è del 25%.

In Germania e Francia, per esempio, l’intervento effettivo delle tasse sulle rendite finanziarie raggiunge rispettivamente il 26,3% per i tedeschi e più del 39% per i francesi.

Il prelievo passa da 20 al 26% per i redditi da capitale (dividendi, cedole e interessi di conti correnti, depositi bancari e postali) e per quelli derivanti da obbligazioni, titoli simili e cambiali finanziarie, maturati da oggi, indipendentemente dalla data di emissione dei titoli.

Lo stesso aumento interviene per il risparmio gestito (fondi comuni, gestioni patrimoniali): tocca al gestore calcolare quanta parte dei guadagni sia maturata con la vecchia aliquota e quanta dopo il rincaro.

Buone notizie, invece, per chi possiede titoli di Stato, l’aliquota resta al 12,5%.

Fino al 30 settembre si possono tuttavia affrancare i capital gain (la differenza fra guadagni e perdite derivanti dalla compravendita di azioni o altri valori mobiliari) maturati sugli strumenti finanziari detenuti su un determinato conto titoli alla data di ieri.

Il contribuente può garantirsi la tassazione al 20% pagando, senza vendere i titoli, un’imposta sostitutiva sulla plusvalenza «latente» ai valori di Borsa di ieri: solo i proventi realizzati dopo saranno tassati al 26%. Come regolarsi?

«Ogni situazione deve essere attentamente vagliata caso per caso con l’aiuto del proprio intermediario, perché le variabili da considerare sono tante», consiglia Olivia Zonca, responsabile dell’area fiscalità finanziaria di Bnp Paribas Securities Services.

Tra gli esperti c’è chi critica la mossa del governo: «L’aumento deve essere valutato assai negativamente», perché provoca «distorsioni economiche » e «ulteriore perdita di appeal del nostro sistema finanziario ed imprenditoriale», sostiene Giuseppe Melis, docente di diritto tributario nella Luiss Guido Carli di Roma.

Intanto, secondo l’Istat, l’inflazione a giugno rallenta ancora: la crescita annua dei prezzi si ferma allo 0,3% dallo 0,5% di maggio.

Si tratta del livello più basso dall’ottobre 2009. Un calo «dovuto in primo luogo all’accentuarsi della diminuzione dei prezzi degli alimentari non lavorati», spiega l’Istat e un dato che i consumatori del Codacons valutano «estremamente preoccupante », perché «rispecchia la forte riduzione di spesa delle famiglie in settori primari come l’alimentazione».

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