lunedì 10 luglio 2017
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Crollo in Borsa Mps e Carige: dove prenderanno i soldi per salvarsi?

Crollo in Borsa Mps e Carige: dove prenderanno i soldi per salvarsi?

Crollo in Borsa Mps e Carige: dove prenderanno i soldi per salvarsi?

Crollo in Borsa per le due banche dopo gli stress test: entro 9 mesi devono trovare nuova ricchezza.

Siena rischia di doversi fondere.

Ieri in Borsa il Monte dei Paschi di Siena ha perso il 21,5%, cioè più di un quinto del suo valore, scendendo in una sola giornata di contrattazioni da un prezzo di poco superiore a un euro al prezzo di 80 centesimi per azione.

Crollo di proporzioni poco diverse per la Cassa di Risparmio di Genova, trattata da ultimo a 0,08 euro con una caduta del 17,19%.

Questi due titoli hanno grandemente contribuito alla giornata fosca di Milano che ha chiuso con una perdita del 2,40 per cento.

Come si spiegano i crolli di queste due banche?

Sono state bocciate allo stress test della Banca Centrale Europea (Bce).

La Bce ha passato al setaccio i bilanci delle 150 banche più grandi d’Europa e in Italia ha scoperto che non erano abbastanza solide Monte dei Paschi (Mps) e Cassa di Risparmio di Genova (Carige).

La Bce pretende in questi casi che i soci mettano soldi, o che vendano qualche asset o qualche proprietà. O che trovino un nuovo socio, apportatore di capitali freschi. O che si indebitino con quei bond particolari che fanno le veci di un aumento di capitale (tipo i vecchi Tremonti bond), ma che costano in genere molto cari.

Sapendo che bisognerà tirar fuori soldi, i possessori di azioni Mps e Carige ieri hanno venduto come pazzi, comportamento che può apparire folle a chi consideri che, solo venerdì, su Mps s’erano esercitati acquisti massicci che avevano fatto schizzare in alto il titolo. Ma così è la Borsa, che piaccia o no.

Che cosa significa l’espressione «non erano abbastanza solide»?

Se tu sei una banca e hai soldi in giro, devi anche avere una certa ricchezza tua che ti garantisce da sorprese.

Dico «ricchezza tua» per farmi capire: in una banca, come in qualunque società che abbia fini di lucro, la prima ricchezza è proprio il capitale, cioè quanti soldi i soci hanno messo all’inizio nell’impresa. Questi denari, questo capitale, basta a far fronte non solo ai costi correnti ma anche a tutti gli eventuali rischi a cui l’impresa è sottoposta?

Nella banca, fanno parte della sua ricchezza (i cosiddetti “attivi”) anche i soldi prestati, se il debitore è affidabile, oppure i titoli comprati, se le aziende sottostanti vanno bene. La Bce, oltre a fare una valutazione dello stato patrimoniale in sé, ha simulato poi una condizione estrema: resisterà la banca sotto esame in caso di recessione quinquennale, crollo del Pil, rialzo dei tassi, forti tensioni sul debito sovrano? Per Mps e Carige la risposta è no. Quindi entro nove mesi tutt’e due dovranno trovare nuova ricchezza.

Il Mps ha già fatto un aumento di capitale da 5 miliardi, ma ne ha dovuti girare 3 al Tesoro che glieli aveva prestati, sotto forma di anticipo sul capitale, a un interesse che sfiorava il 10%. Cioè, altissimo (è un caso in cui lo Stato ha guadagnato). Dopo lo stress test negativo, dovrà trovare altri 2,111 miliardi. Per Genova, si tratta di mettere insieme 814 milioni.

Come faranno?

Sono due banche nel cui azionariato sono fortemente presenti le rispettive Fondazioni.

Le Fondazioni lottano per non perdere il controllo o comunque per mantenere una forte presenza nella plancia di comando.

La Fondazione Monte dei Paschi impedì a Profumo e a Viola (i due capi della banca) di intervenire subito sul capitale, perché aveva da cercare i soldi per partecipare all’aumento e non farsi spazzar via dai nuovi venuti.

L’aumento si fece a maggio con un aggravio di costi di parecchie decine di milioni.

Idem per Carige: la Fondazione ha respinto l’idea di un aumento di capitale di un miliardo e mezzo, che ne avrebbe polverizzato la presenza, e ha costretto a un aumento di 400 milioni, poi portato a 500 e già deliberato.

Carige ha già in vendita parecchi asset e dovrebbe cavarsela più facilmente dei senesi. Per i quali si parla invece di uno spezzatino (tre parti) oppure dell’ingresso di un nuovo socio (Ubi?) o anche della vendita di sportelli alla concorrenza e di qualche società partecipata.

Si esclude un aumento di capitale, anche perché questo azzererebbe la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, padrona della città fino a ieri e adesso in lotta per sopravvivere.

Che cosa è successo con questi stress test nel resto d’Europa?

Le banche nei guai sono in tutto tredici.

Dovranno trovare valori patrimoniali per 9,47 miliardi. Ha destato meraviglia il buon esito delle Landesbanken tedesche, notoriamente impestate di derivati. Per non parlare di Deutsche Bank, indebitata fino al collo eppure promossa a pieni voti. La nostra Banca d’Italia, nelle dovute forme, ha mugugnato di criteri impropri.

C’era il trucco?

Premesso che le nostre banche pagano la grave recessione italiana (che qualità di credito puoi avere se le aziende o le famiglie che finanzi sono in crisi?), è vero che gli stress test sono stati concepiti per favorire chi aveva gli attivi investiti in titoli (come i tedeschi e i francesi) rispetto a chi li aveva investiti in prestiti, come i nostri istituti che operano in mezzo a una miriade di microimprese a cui distribuiscono soldi.

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