mercoledì 12 luglio 2017
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Crisi greca: segnale d’allarme da non sottovalutare

Crisi greca: segnale d’allarme da non sottovalutare

Crisi greca: segnale d’allarme da non sottovalutare

Le Borse ieri hanno respirato un po’, ma resta l’allarme per lo scossone che le vicende greche hanno dato l’altro giorno ai mercati. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, trovandosi di fronte ai giornalisti tedeschi della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha pensato bene di risfoderare i toni duri: «Se l’Italia e la Francia non procederanno con le riforme annunciate, si arriverà a un inasprimento delle pene della procedura sul deficit». Ha poi aggiunto che in ogni caso, per qualunque decisione operativa, si deve aspettare marzo e solo allora valutare se intervenire o no con un’azione punitiva su di noi o sui francesi.

Le posso dire che mi sembra un balletto senza fine, in cui le parti in causa trovano tutte le scuse per prendere tempo e sperare che qualcosa accada? Intanto, dalla crisi non si esce.

Il problema è che nessuno sta alle regole, nemmeno i tedeschi, se si va a guardare bene. Non stanno alle regole i francesi, che viaggiano con un rapporto deficit/Pil superiore al 4,5% e hanno dichiarato ufficialmente di non voler far nulla per modificarlo. Noi saremmo in regola sul rapporto deficit/ Pil, anche se c’eravamo impegnati a stare nel 2,6% e invece toccheremo il 3%. Ma abbiamo un debito spaventoso, che tende a crescere e che non si sa quando cominceremo ad abbattere. Sono fuori regola anche gli stessi tedeschi, perché gli accordi comunitari prevedono che surplus commerciali come quelli che hanno realizzato in questi anni e che hanno rimpinguato le loro casse, diano luogo a investimenti nelle zone ad economia più debole. Qui siamo ancora al di qua della discussione sul capo della Banca Centrale Europea Mario Draghi, se possa o no comprare titoli di Stati a man bassa, forse contro le regole anche lui. I tedeschi indicano l’esempio giapponese, dove stampare banconote e comprare debito pubblico non ha risolto niente, e infatti adesso andranno a votare anzitempo. Dall’altra parte, Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario, insiste con le politiche espansive, modello giapponese e americano e sembra essersi messa in rotta di collisione con la Merkel. Dico «sembra», perché questi qui tengono sempre conto del pubblico a cui si rivolgono. Juncker fa il duro sui giornali tedeschi, ma parla diversamente quando lo intervista il Corriere della Sera…

La Lagarde si trova in Italia?

Sì, l’abbiano vista alla Scala per il Fidelio e ieri, dopo l’Eurogruppo di Bruxelles, è andata a trovare il premier Matteo Renzi. L’Eurogruppo (ovvero i ministri delle Finanze dell’Eurozona) hanno elogiato Renzi e le sue idee, chiesto che alle parole seguano i fatti e che questi fatti servano soprattutto a ridurre il deficit strutturale. Dopo aver parlato con la Lagarde e aver sentito il suo elogio dell’espansione e della flessibilità, Renzi ha dichiarato: «Se perfino il Fmi, che non è esattamente una sezione del Partito Comunista a Washington, chiede all’Europa di investire sulla crescita, qualche domanda i partner Ue dovranno pure cominciare a farsela». Uno degli ostacoli più forti alla nostra crescita è però costituito dalle banche, come s’è capito ancora ieri.

Perché c’è un problema con le banche?

Non prestano i soldi alle imprese, cioè ne prestano in minima parte. La Banca d’Italia ieri ha fatto sapere che dei 26 miliardi di euro che la Banca Centrale ha concesso alle banche italiane, solo 8 sono andati a finanziamenti, mentre 18 sono stati usati per comprare altri Btp, in un giro vizioso pericolosissimo: le banche italiane detengono 414,3 miliardi di asset governativi, una cifra spropositata e non priva di pericoli.

Mi spiega la storia della Grecia?

In Grecia c’è la regola che il presidente della Repubblica deve essere eletto entro tre scrutini e, se non ci si riesce, il parlamento viene sciolto e si va a votare. Le elezioni presidenziali erano previste per marzo, ma il premier Antonis Samaras ha deciso di anticipare il voto a dicembre. Ed è questo che ha provocato il crollo dei mercati di martedì scorso e il precipizio della Borsa di Atene, che ha perso in un solo giorno il 12,5%.

Come mai ad Atene c’è tanta paura delle elezioni?

Perché tutti i sondaggi danno vincente la lista Syriza equivalente più o meno alla nostra Sinistra Ecologia e Libertà. Il capo di Syriza, il giovane e avvenente Alexis Tsipras, ha intenzione di rifiutare la politica di austerità imposta dalla Trojka nel momento in cui sono stati concessi alla Grecia tanti prestiti. Non solo: Tsipras esige che la Ue si faccia carico del debito greco liberando per sempre il suo Paese da quel pesante fardello. Forse è bene che qualcuno si metta a brutto muso contro i tedeschi. Però è anche vero che stiamo correndo sull’orlo di un precipizio.

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