giovedì 13 luglio 2017
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Crisi Greca: intesa in Europa, aiuti estesi per quattro mesi

Crisi Greca: intesa in Europa, aiuti estesi per quattro mesi

Crisi Greca: intesa in Europa, aiuti estesi per quattro mesi

Lunedì Tsipras dovrà presentare le riforme per rientrare nei parametri Padoan: «Siamo tutti vincitori». Giallo sulla lettera modificata da Varoufakis.

Il giorno più lungo della Grecia, l’ennesimo di questa lunga età di crisi, è finito con un accordo.

Piccolo, ma pur sempre accordo, e traccia il sentiero per il domani. Atene sperava di allargare una volta per tutte i cordoni della borsa di mamma Europa e invece ecco solo un’intesa di principio politico: l’Eurogruppo ha dato il via libera all’estensione per quattro mesi del prestito, meno dei sei richiesti, di fronte all’impegno generico di una serie di riforme per rientrare nei parametri.

Tutto da riempire di contenuti tecnici e garanzie entro lunedì. La soluzione non soddisfa, comunque, i puristi del no all’austerity che nel pomeriggio avevano letto con attenzione un cinguettìo del premier Alexis Tsipras: «Questo è il momento per una decisione politica storica»

. Ecco, di quella decisione non c’è traccia, ma è stata evitata una rottura pericolosa per la moneta unica.

Il timore di un fallimento a Bruxelles aveva portato ore frenetiche ad Atene, al punto che i greci avevano ritirato circa un miliardo dalle banche nelle ultime 48 ore. Poi, già ieri pomeriggio, ecco le prime voci su un possibile minimo comun denominatore per scongiurare il rischio «Grexit».

E garantire la sopravvivenza economica del Paese che da sabato prossimo, senza i denari europei, si sarebbe trovato sul ciglio di un burrone. L’intesa è stata raggiunta fuori dall’Eurogruppo e la riunione dei ministri dell’Eurozona è iniziata solo intorno alle 19, con oltre tre ore di ritardo: strategia del presidente Jeroen Dijsselbloem che voleva evitare di rendere ancora più elettrica l’atmosfera. Alla fine, il governo greco si è impegnato, una volta concordate le misure, a non ritirarle o modificarle unilateralmente se queste avessero un impatto sul bilancio. Un passo avanti che ha portato il nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, su toni trionfalistici: «Siamo tutti vincitori, lo dico senza retorica», ha dichiarato.

Certo, il negoziato non finisce qui, ora bisogna discutere i dettagli tecnici e il monitoraggio resta assai stretto: la lista delle riforme presentata lunedì sarà pur sempre valutata dalle «istituzioni», un modo più gentile per definire l’odiatissima ex Troika. In più, restano le perplessità tedesche, visto che la Merkel non riteneva sufficiente la proposta greca di rinegoziazione. Anzi, sulla lettera spedita dal ministro greco Janis Varoufakis è nato un piccolo grande giallo: secondo la Bild, il ministro avrebbe «riformulato» il testo concordato fra Tsipras, Juncker e Dijsselbloem, tanto che nel nuovo sarebbero mancate le garanzie sulle condizioni stabilite dal governo precedente.

L’attuale premier ha poi liquidato la cosa come «errore amministrativo», mentre Varoufakis è sembrato più minaccioso: «Chi crede alla Bild lo fa a proprio rischio e pericolo ». Alla fine della giornata, però, è cambiato il suo umore.

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