giovedì 13 luglio 2017
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Crisi Alitalia, prestito ponte per evitare il default
Crisi Alitalia

Crisi Alitalia, prestito ponte per evitare il default

Crisi Alitalia, prestito ponte per evitare il default

L’ex direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi; il commissario dell’Ilva, Enrico Laghi; l’esperto di trasporto aereo, Stefano Paleari.
Sono i tre nomi scelti dal governo Gentiloni per guidare l’Alitalia in amministrazione straordinaria e cercare di far frinte all’ingente crisi in cui versa l’azienda, il cui percorso parte oggi, con la garanzia del prestito ponte.
Il mandato per i commissari dell’ex compagnia di bandiera, il cui futuro resta incerto, soprattutto dopo la bocciatura del piano aziendale respinto dal referendum tra i lavoratori, «è ampio nello spettro ma limitato nel tempo», ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. I commissari hanno adesso il compito di predisporre entro 180 giorni un programma di ristrutturazione. «Possono lavorare con le banche per capire anche se è possibile una soluzione più vicina a una ristrutturazione e/o una soluzione di vendita».

L’amministrazione straordinaria, prevista per le imprese con più di 500 dipendenti e almeno 300 milioni di debiti, è una procedura speciale ricavata dal decreto Marzano del 2003.
Per Alitalia è l’ultima chance per evitare il default. «La nostra azione è di continuare a lavorare sul piano industriale per trovare soci in grado di sanare l’Alitalia», ha spiegato il ministro per i Trasporti, Graziano Delrio.

DAL GOVERNO PRESTITO DI 600 MILIONI PER CRISI ALITALIA

«Il governo ha disposto un prestito ponte di 600 milioni di euro per sei mesi», ha sottolineato ancora il ministro Calenda, al termine del Consiglio dei ministri su Alitalia. «È il massimo che si possa fare, ad oggi», ha aggiunto. Esclusa ancora una volta «ogni ipotesi di nazionalizzazione ». «Il governo è intervenuto non solo su esplicita richiesta da parte dell’assemblea dei soci, ma da parte nostra è un atto di responsabilità di chi deve assicurare alcuni servizi fondamentali», ha sottolineato il premier, Paolo Gentiloni. L’azienda ha confermato che «i servizi saranno tutti regolari».

CRISI ALITALIA, LA RESA DI ETIHAD

Intanto James Hogan, n.1 di Etihad, che dopo il no al referendum sul piano di rilancio (avrebbe versato un altro miliardo di euro) e l’avvio dell’amministrazione straordinaria, ha ufficializzato la resa, ha sostenuto di aver fatto tutto il possibile per supportare Alitalia.
«Abbiamo fatto tutto in qualità di azionista di minoranza, ma è chiaro che la compagnia ha bisogno di una ristrutturazione profonda e su vasta scala», ha detto Hogan.

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