martedì 13 giugno 2017
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Corte dei Conti: Metà busta paga se ne va in tasse
Corte dei Conti

Corte dei Conti: Metà busta paga se ne va in tasse

Corte dei Conti: Metà busta paga se ne va in tasse

Gli italiani già lo sanno da tempo: imposte e contributi incidono sulle nostre tasche come un macigno, in pratica mMetà busta paga (49%) se ne va in tasse
Ma fa comunque un certo effetto scoprire che il nostro cuneo fiscale è «di ben 10 punti» superiore alla media del resto d’Europa.

È quanto emerge nel Rapporto 2017 sulla finanza pubblica della Corte dei Conti, secondo cui il cuneo fiscale «riferito alla situazione media di un dipendente dell’industria, colloca al livello più alto la differenza fra il costo del lavoro a carico dell’imprenditore e il reddito netto che rimane in busta paga al lavoratore: il 49% prelevato a titolo di contributi (su entrambi) e di imposte (a carico del lavoratore) ».

Se nella busta paga dei dipendenti il netto è praticamente sempre la metà dello stipendio lordo, la situazione arriva a peggiora se si guarda al peso che il fisco ha sulle imprese.
Si legge ancora nel Rapporto: «Accanto a una pressione fiscale tra le piu’ elevate dei paesi Ue (42,9% del Pil), il total tax rate stimato per un’impresa di medie dimensioni grava con un carico fiscale complessivo tra oneri societari, contributivi, per tasse e imposte indirette del 64,8%, penalizzando l’operatore italiano in misura eccedente di quasi 25 punti l’onere per l’omologo imprenditore Ue».
Non solo. I costi di adempimento degli obblighi tributari che il medio imprenditore italiano deve affrontare ammontano in 269 ore lavorative, il 55% in più rispetto al suo “collega” europeo.

I magistrati, pur parlando di una crescita «meno fragile », hanno così voluto lanciare un allarme, evidenziando «i limiti e le distorsioni» del sistema fiscale italiano e ribadendo quindi l’esigenza di ridurre la pressione fiscale nella convinzione che «un’esposizione tributaria tanto marcata non aiuti il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’evasione». Chiaro messaggio al premier Gentiloni.
E proprio guardando alle strategie di politica economica del governo, la Corte invita alla cautela nell’utilizzare i proventi dalla lotta all’evasione, «per loro natura incerti», come fonte di gettito stabile e giudica il settore dei giochi ormai «saturo » e nel medio periodo non troppo redditizio.

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