lunedì 17 luglio 2017
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Confartigianato: tasso medio d’interesse sui prestiti per acquisto abitazioni a 3,07%

Confartigianato: tasso medio d’interesse sui prestiti per acquisto abitazioni a 3,07%

Confartigianato: tasso medio d’interesse sui prestiti per acquisto abitazioni a 3,07%

Torna in mente Totò che, in un film di oltre mezzo secolo fa, per trovare un tetto si rifugiava in un cimitero.

Ma quella era l’Italia sbriciolata dalla guerra, questa è l’Italia dei mutui per solutori più che abili. I più cari dell’Eurozona, dice la Confartigianato.

Nel maggio di quest’anno, il tasso medio d’interesse sui prestiti per acquisto di abitazioni ha toccato infatti il 3,07%.

Decisamente più del 2,71% del resto d’Europa.

Non solo, in due anni, mentre si passava dall’Ici all’Imu, le tasse sulle abitazioni sono aumentate del 107,2%.

Con prospettive poco incoraggianti: la Tasi ad aliquota base, calcola Confartigianato, farebbe crescere il prelievo fiscale del 12%, con l’aliquota del 2,5 per mille si arriverebbe a un + 60% rispetto al 2013 sull’abitazione principale. La Regione in cui è più costoso sottoscrivere un mutuo è la Sardegna: il tasso medio, in dicembre, arrivava al 4,12%.

E così, da un lato scendono i prezzi delle abitazioni (5,3% da marzo 2013) e crescono dell’1,6% le compravendite immobiliari nel primo trimestre 2014 dopo otto trimestri di calo; dall’altro è diminuito lo stock di mutui concessi alle famiglie, 360,1 miliardi in maggio, 1,1% rispetto all’anno scorso.

Da notare che l’80,7% dei mutui è stato concesso nelle Regioni del centronord. Il Codacons mette nel mirino «le condizioni economiche proibitive praticate dalle banche, che oppongono una resistenza eccessiva nella concessione di credito», e questo «nonostante nei primi mesi del 2014 ci sia stata una debole ripresa » (i nuovi mutui erano cresciuti di oltre il 20%,per Agenzia delle Entrate ed Abi).

Una situazione che si riflette sul settore dell’edilizia: le 542.169 imprese artigiane nell’ultimo anno sono calate del 2,7%. Anche le tasse non aiutano: la Cgia di Mestre individua ben undici scadenze entro fine agosto, con 29 miliardi di imposte da versare da parte di imprese e lavoratori autonomi, al netto dei contributi previdenziali. Solo l’Iva garantirà un gettito di oltre 13 miliardi.

Tra le altre scadenze, Irap, Ires e ritenute Irpef.

La Cgia va oltre: se il governo non trovasse le risorse sperate dalla spending review, scatterà la cosiddetta «clausola di salvaguardia».

Costo, 3 miliardi di euro dal 2015.

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