mercoledì 14 giugno 2017
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Completato Jobs Act: controlli a distanza rispettando la privacy

Completato Jobs Act: controlli a distanza rispettando la privacy

Completato Jobs Act: controlli a distanza rispettando la privacy

Sì ai controlli a distanza rispettando la privacy

Approvati gli ultimi decreti attuativi della riforma del lavoro Stop dimissioni in bianco. E l’Istat: «Nel 2015 +0,7% di crescita»

Da mesi alterna apprezzamenti e polemiche, ma la novità è che adesso esiste davvero: l’Italia ha una nuova riforma del lavoro. Fatta e finita, con annesso lungo rosario di decreti attuativi.

Il governo ha finito di scriverli ieri, completando quella rivoluzione chiamata Jobs Act, il provvedimento che Renzi si è appuntato al petto dal primo giorno a Palazzo Chigi. Gli ultimi quattro decreti sfornati dal Cdm spaziano dalle semplificazioni agli ammortizzatori e hanno portato il ministro competente, Giuliano Poletti, ad esultare: «Sono soddisfatto, abbiamo rimesso al centro il contratto a tempo indeterminato ».

La riforma prevede così un allungamento della Naspi (il sussidio contro la disoccupazione involontaria) portato a 24 mesi, con un tetto alla durata della cassa integrazione (da tre a due anni nel quinquennio).

Il sostegno viene esteso anche ai lavoratori delle imprese oltre i 5 dipendenti e, in totale, sono altri 1,4 milioni di nuovi «tutelati».

Come promesso, Poletti si è occupato del nodo complesso delle dimissioni in bianco: per chi le dà, ecco l’obbligo di scaricare il modulo dal ministero del Lavoro via web, sistema che renderà impossibile lasciare carta bianca al datore di lavoro. Un tabù a sinistra il controllo a distanza sui dispositivi in dotazione ai lavoratori, che potranno, sì, avvenire, ma «solo nel rispetto della normativa della privacy». Tradotto: su tablet e cellulari aziendali non possono essere montati strumenti di controllo, ma solo applicazioni finalizzate al lavoro per il quale è stato consegnato. Dopo aver chiuso questa partita, però, il governo ha subìto gli attacchi dell’opposizione e i 5 Stelle hanno usato l’aggettivo «desolante» per definire il vanto di Renzi nei confronto della «più grande operazione di svalutazione di diritti».

Di certo, però, anche l’Istat per una volta ieri era sulle stesse tonalità del governo: ha messo nero su bianco che la crescita acquisita per il 2015 è allo 0,7% e che sul terzo trimestre dovrebbe assestarsi al +0,3%. Merito della ripresa dei consumi: pare che gli italiani inizino ad avere meno paura di spendere.

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