martedì 11 luglio 2017
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Cgil: Basta insulti al sindacato. Ma Renzi procede con Jobs Act

Cgil: Basta insulti al sindacato. Ma Renzi procede con Jobs Act

Cgil: Basta insulti al sindacato. Ma Renzi procede con Jobs Act

Sindacati-Renzi secondo round.

Dopo il botta e risposta di giovedì in cui il premier aveva accusato la Cgil di non difendere i lavoratori e il segretario Susanna Camusso gli aveva dato del «thatcheriano», ieri i toni sono calati, ma la polemica sul mercato del lavoro e sull’articolo 18 è rimasta rovente. E si è solo spostata sui social network.

La Cgil ha replicato al presidente del Consiglio con una raffica di tweet, chiusi dall’hashtag #fattinonideologia.

«Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione».

«Mandare tutti in serie B non è estendere i diritti e le tutele», un altro.

Non è mancata però un’apertura.

«Basta insulti al sindacato: guardiamoci negli occhi e discutiamone ».

Un dialogo auspicato anche dal segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che non ha risparmiato frecciatine alla Camusso: «Ha sbagliato, doveva rimanere fuori dalle dinamiche di partito.

Questa storia ci sta portando alla rovina ».

Il sindacalista ha poi aggiunto: «A me interessa discutere le vicende nel complesso e capire le intenzioni del governo, se vuole intervenire sull’area precaria più pesante che abbiamo nel Paese, un esercito di giovani truffati».

Anche il presidente della Camera Laura Boldrini è intervenuto sulla polemica.

«Sull’articolo 18 non do pagelle.

Mi auguro che da questo scontro si arrivi ad una tutela effettiva dei lavoratori, sia di quelli più garantiti, sia dei precari».

La lettera La risposta di Renzi alla Cgil è arrivata all’interno di una lettera inviata agli iscritti del Pd.

«Ci hanno detto che siamo di destra.

Ci hanno paragonato alla Thatcher, ha scritto il premier.

Noi siamo qui per cambiare l’Italia e non accetteremo di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna».

Ma le critiche sono proseguite: «Chi oggi difende il sistema vigente difende un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall’età».

Poi il premier ha annunciato che, nell’appuntamento del 29 settembre, presenterà alla direzione il Jobs Act: «Dobbiamo attirare nuovi investimenti, ha detto perché senza nuovi investimenti non ci saranno posti di lavoro e aumenteranno i disoccupati».

L’ultimo commento è stato quello del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia: «La reazione del sindacato mi stupisce.

Noi siamo contro lo spezzatino di contratti a cui sono sottoposti i giovani.

Noi abbiamo dato subito 80 euro netti in busta paga a chi guadagna meno di un certo tetto.

Sono le cose che il sindacato avrebbe dovuto chiedere, non avversare».

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