lunedì 17 luglio 2017
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Bankitalia: il debito pubblico è salito a giugno di 2 miliardi di euro, è record

Bankitalia: il debito pubblico è salito a giugno di 2 miliardi di euro, è record

Bankitalia: il debito pubblico è salito a giugno di 2 miliardi di euro, è record

Il debito pubblico aumenta di altri due miliardi.
Per Bankitalia il debito dell’ amministrazione pubblica è salito a giugno di 2 miliardi di euro, raggiungendo un nuovo massimo storico: 2.168,4 miliardi

RECORD DI ROSSO

Altri tagli, nuovi investimenti o dire sì al prestito della Troika: ognuno ha la sua ricetta.

E Renzi vede Draghi. Prepara le riforme, a partire da quella del lavoro.

C’è un nuovo record del nostro debito pubblico. E Renzi si sta dando un gran daffare. Martedì ha visto in segreto (si fa per dire) anche Mario Draghi.

Ah. E che cosa si son detti?

Non ce lo ha mica raccontato. Ricordo: qualche giorno fa Draghi ci ha fatto capire, con una dichiarazione delle sue, che l’Italia deve darsi una mossa sul piano delle riforme. E ha aggiunto: è auspicabile che i paesi della Ue cedano sovranità all’Europa. Non so se è chiaro: cedere sovranità all’Europa significa rinunciare a prendere decisioni in certi campi e lasciare che decida Bruxelles. Renzi, mentre raccontava al Financial Times che le riforme in Italia le fa lui, gli dava completamente ragione. Martedì è andato a trovarlo nella sua casa di campagna a Città della Pieve (Perugia) e poi lo ha fatto sapere ai giornalisti. «Sì, ho visto Draghi. Lo vedo spesso. Con Draghi ci vediamo periodicamente. Era tutto già a posto da prima. L’Italia non è un osservato speciale». Sarà, ma ieri sera il premier è andato anche da Napolitano, suppongo per discutere i provvedimenti economici futuri, nei quali inserisco pure la riforma del lavoro. Avrà sentito di queste polemiche intorno all’articolo 18.

Sì, vagamente. È l’articolo dello Statuto dei lavoratori che rende impossibile alle aziende con più di 15 dipendenti licenziare un lavativo. Alfano se n’è uscito con la frase: «Bisogna abolirlo prima della fine del mese» e in questo modo s’è guadagnato qualche titolo sui giornali. Mentre la Camusso strepitava, Renzi gli ha risposto che il governo non intende abolire l’articolo 18, ma riscrivere da capo tutto lo Statuto. La cosa è destinata a provocare altre lacerazioni a sinistra, grida di Grillo e la rinnovata accusa che il premier stia mettendo a segno un colpo di Stato. Ieri Grillo ha detto che, secondo lui, Renzi non mangerà il panettone, cioè secondo lui la finanza mondiale, che già fece fuori Berlusconi, farà fuori anche lui. In questo clima movimentato arriva la notizia, fornita dalla Banca d’Italia, che il nostro debito pubblico ha stabilito un altro record, arrivando a 2.168,4 miliardi, 99,1 miliardi in più dall’inizio dell’anno, quasi il 140% del Pil.

Sorpreso?

Per niente. Nessuno fa politica contro il debito, la sensibilità generale nei confronti dell’indebitamento pubblico è prossima allo zero, quindi il debito non può diminuire. È quello di cui ci accusa il mondo: abbiamo un debito enorme e che continua a crescere, e nessuno capisce se e quando saremo in grado di restituire qualcosa. È su questo che si scontrano le due scuole: bisogna restituire i soldi risparmiando e tagliando le spese (austerità) oppure bisogna restituire rilanciando la crescita del Paese attraverso altri debiti (flessibilità). Cioè per restituire il debito bisogna intanto fare altri debiti, però per investimenti, cioè non solo per pagare gli stipendi. Esempi luminosi di questa strategia: i giapponesi e soprattutto gli americani, il cui Pil quest’anno segna un +4%.

Si dice che la seconda soluzione vince all’inizio, ma poi si paga carissima. I tedeschi sono per la prima soluzione. Già. E hanno in qualche modo germanizzato l’economia europea. Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro, Spagna avevano bisogno di soldi e i mercati pretendevano tassi di interesse troppo alti. Hanno ottenuto finanziamenti dalla famosa Troika (Fmi, Bce, Ue), ma in cambio hanno ceduto sovranità. Toh, si tratta della stessa espressione usata da Draghi, l’uomo a cui Renzi ha dato tutte le ragioni.

Potremmo dedurne, se fossimo maligni, che la coppia RenziDraghi ha cominciato a preparare il pubblico all’inevitabile mossa di dicembre, cioè all’accettazione di un prestito con cessione contemporanea di sovranità. In questo modo saremmo germanizzati anche noi, e non è detto che non ci faccia bene (Scalfari, in odio a Renzi, ha scritto: meglio la Troika del fiorentino).

Questo sbocco dovrà essere necessariamente preannunciato da una nuova ascesa dello spread, oggi ancora in zona sicurezza (170 punti circa). Se a settembre vedremo schizzare verso l’alto i tassi d’interesse che ci riguardano, capiremo l’antifona. Non penso che basterà per rovesciare Renzi, che ha ancora un gradimento altissimo. Si tratterà, casomai, di vendere a caro prezzo l’eventuale cessione di sovranità. Hollande ha il rapporto debito/pil poco sotto il 4% e Merkel lo lascia in pace perché non può esserci un’Unione europea senza la Francia. Può esserci senza l’Italia? Ne dubito, e comunque nessuno può permettersi un nostro default.

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