sabato 10 giugno 2017
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Bank of China: terzo deprezzamento dello yuan: ora è – 3,5%

Bank of China: terzo deprezzamento dello yuan: ora è – 3,5%

Bank of China: terzo deprezzamento dello yuan: ora è – 3,5%

Le forbici di Pechino, come temuto, scattano ancora: ieri la people’s Bank of China, ovvero la Banca centrale cinese, ha limato, ulteriormente il valore di riferimento dello yuan, tagliandolo di un ulteriore 1,62% dopo la riduzione di quasi il 2% di martedì.

Una mossa che non ha precedenti dal 1994.

La divisa cinese, in sole 48 ore, ha perso il 3,5% del suo valore a livello nazionale e circa il 4,8% sui mercati globali.

Uno degli obiettivi di Pechino è sostenere export (-8,3% a luglio, mentre il tasso di crescita annuo potrebbe attestarsi al 5% a fine 2015, era al 7,9% due anni fa), ma i mercati temono una guerra valutaria.

Le Borse europee bruciano 227 miliardi, Milano perde il 2,96%, Francoforte crolla a -3,27%.

Soffrono i settori del lusso e delle auto.

Tra gli esperti c’è chi prevede l’effetto domino a livello internazionale. E chi, nell’operazione, legge invece la forza del Drago.

Il deprezzamento dello yuan è un segno che l’integrazione della Cina nel sistema finanziario e monetario internazionale avviene secondo regole e prerogative sostanzialmente cinesi, spiega il sinologo ed economista Romeo Orlandi.

I prodotti cinesi saranno più competitivi su alcuni mercati, ai nostri prodotti accadrà il contrario: le esportazioni italiane verso la Cina sono il 2,5% del totale delle esportazioni italiane, calcola Orlandi, ma, un aumento del 2% su un prodotto di lusso non sconvolge la vita a un cinese che se lo può permettere.

Tra le grandi aziende Usa c’è però chi si preoccupa, come la Apple, che nell’ultimo trimestre ha visto i ricavi in Cina salire del 112% eppure, secondo gli esperti, se la svalutazione dovesse continuare, potrebbe dover aumentare i prezzi.

Ma il Fondo monetario internazionale crede che la Cina abbia compiuto un passo benvenuto: dovrebbe permettere alle forze del mercato di avere un ruolo maggiore nel determinare il tasso di cambio, l’Fmi considerava le oscillazioni dello yuan bloccato (fino a lunedì) intorno a un valore di riferimento deciso dalla Banca centrale cinese, un limite per farne una moneta di riferimento globale come il dollaro, l’euro, la sterlina e lo yen.

Ora Pechino, a questo elenco, vuole aggiungere lo yuan.

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