martedì 13 giugno 2017
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Banca Etruria: presunte false fatturazioni e truffa
Banca Etruria: presunte false fatturazioni e truffa

Banca Etruria: presunte false fatturazioni e truffa

Banca Etruria: presunte false fatturazioni e truffa

Banca Etruria torna al centro della cronaca dopo che ieri la Guardia di Finanza ha fatto visita a 14 società – “collegabili” all’ex presidente della Banca, Lorenzo Rosi e all’ex consigliere Luciano Nataloni – oltre alla sede dello stesso istituto. Si tratta di società che hanno ricevuto finanziamenti dalla banca di Arezzo.

La Procura della città toscana indaga su questa ipotesi: Rossi e Nataloni non avrebbero comunicato al cda di Etruria di avere ruoli o interessi nelle aziende finanziate.
I due sono indagati per «omessa comunicazione del conflitto di interessi».
Fra le società coinvolte ce non sono alcune specializzate nella costruzione e la gestione degli outlet, attività svolta da Rosi con la Egnazia Shopping Mall: il socio di riferimento della Egnazia è la Nikila Invest, che detiene il 40% della Party srl.
E la Party srl rimanda a Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, mentre la madre, Laura Bovoli, è amministratore unico.

Gli investigatori vogliono verificare quale interesse avesse Banca Etruria nel firmare i finanziamenti (che avrebbero generato perdite per 18 milioni di euro), se sono state rispettate le condizioni di mercato e se esistono relazioni tra le società in questione.

La Procura di Arezzo lavora anche su altri tre filoni di indagine: reato di ostacolo alla vigilanza da parte degli ex vertici (fascicolo aperto nel marzo 2014 dopo la relazione degli ispettori di Bankitalia), su presunte false fatturazioni e truffa. All’orizzonte la possibilità che i vecchi amministratori debbano rispondere di bancarotta fraudolenta.

Banca Etruria sotto esame

La banca toscana (3 miliardi di “buco”) è sotto esame dopo il commissariamento e il salvataggio via decreto legge, al centro di polemiche anche per il passato di Pierluigi Boschi, padre del ministro Maria Elena Boschi, che ha fatto parte dei vertici dell’istituto.
Tema su cui ora tornano gli avversari del Pd.

Ieri Beppe Grillo ha attaccato ancora la Boschi: «Non si vede più. E le è bastato non partecipare alla riunione di governo del 22 novembre, quella del decreto salvabanche, dove si discuteva della banca di famiglia.
Come faceva Berlusconi quando, in consiglio dei ministri, si parlava di Mediaset».
E il Pd replica con Andrea Marcucci: «Sessismo, giustizialismo, pressappochismo ».

Sempre ieri, intanto, le quattro good bank salvate dal governo (Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti) hanno incontrato i risparmiatori penalizzati dal decreto salvabanche.

«Siamo soddisfatti, vogliamo collaborare ma aspettiamo che il governo stabilisca le regole per poterlo fare », spiega l’amministratore delegato di Banca Etruria, Roberto Bertola. «Non ci sono garanzie: auspichiamo un intervento del governo», ribattono i risparmiatori. E il ministro Pier Carlo Padoan promette: «Lavoriamo a pieno ritmo per definire gli aspetti tecnici».

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