lunedì 10 luglio 2017
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40% giovani senza lavoro, cresciuto 0,4% in un anno
giovani disoccupazione

40% giovani senza lavoro, cresciuto 0,4% in un anno

40% giovani senza lavoro, cresciuto 0,4% in un anno

Crescita degli occupati ma non tra gli under 24

Sta diventando una soglia psicologica, questo benedetto 40%. Alle elezioni, con la legge sfornata dalla Consulta consegnerebbe il premio di maggioranza: sogno proibito di Renzi e Grillo. È quando compare nei dati economici che mette i brividi e son guai.
E ieri è riapparso, inesorabile, come misura desolante della disoccupazione giovanile.
È tornata sopra la soglia del quaranta per cento (40,1% per l’esattezza) la platea dei giovani che cercano lavoro e non lo trovano.

Per «giovani», nelle rilevazioni Istat si intendono i ragazzi tra i 15 e i 24 anni, che potenzialmente sono impiegabili, non studiano e quindi rappresentano forza lavoro a tutti gli effetti. Un dato così alto, registrato a dicembre, non si ricordava dal giugno del 2015 e rispetto al mese precedente (novembre 2016) l’emergenza si è addirittura aggravata dello 0,2%. Dati accolti con estrema apprensione dai sindacati: Cgil, Cisl e Uil si sgolano nel chiedere che i giovani siano la priorità: «È drammaticamente evidente che il nostro mercato del lavoro è fermo», constata la Cgil. E come logico le opposizioni si scatenano contro il governo.

Al ministero del Lavoro provano a prendere il buono, poco che sia.
Cioè l’aumento su base annua (dicembre 2016 sul dicembre 2015) del numero degli occupati: +242 mila. Una dinamica favorevole che però ha coinvolto la fascia di popolazione degli ultracinquantenni e non quella dei giovani.
E comunque non è sufficiente ad accompagnare il (positivo) calo degli inattivi: vale a dire chi non cercava lavoro perché, ad esempio, scoraggiato.
A giudicare dal tasso di disoccupazione complessiva, c’è poco da sorridere: è un vortice che inghiotte il 12% dei potenziali lavoratori e rispetto un anno fa è salito dello 0,4%. Sono 3,1 milioni i disoccupati italiani.

Preme sulla doppia faccia del 40% Beppe Grillo: «L’unico 40% del Pd è quello della disoccupazione giovanile », ammoniscono i cinquestelle sul blog.
Chiamano «doping» gli incentivi contributivi per le nuove assunzioni e con il loro «afflosciarsi», dicono, «sono diminuiti gli occupati stabili».

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti focalizza invece l’analisi sull’aumento annuo degli occupati e nel complesso, ragiona, «l’incremento registrato anche nel 2016 porta a 602mila il numero degli occupati in più a partire dal febbraio 2014».
Data non casuale, è quella d’avvio del governo Renzi. Ed è il solito braccio di ferro sui numeri che più di tanto non appassiona, ognuno la propria fettina di ragione ce l’ha. Resta però l’emorragia, quella sì. Anno dopo anno, riforma dopo riforma, coi cervelli sempre più in fuga.

Come stanno gli altri? Meglio, decisamente, stando ai calcoli Eurostat.
La disoccupazione nell’Eurozona cala al 9,6%, il livello più basso dal maggio 2009, agli albori della crisi globale.
Da dicembre 2015 a dicembre 2016 il recupero è stato assai consistente: il tasso era al 10,5%.
Da queste parti, di recuperi nemmeno l’ombra.

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