sabato 10 giugno 2017
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Cacs: come funzionano le clausole di azione collettiva

Cacs: come funzionano le clausole di azione collettiva

Cacs: come funzionano le clausole di azione collettiva

Un rischio in più o un aiuto? Dal 2113 sui titoli del debito pubblico italiano si applicano le cosiddette Cacs, le clausole di azione collettiva.
Si tratta di strumenti che introducono la possibilità per uno Stato di rinegoziare il proprio debito in modo ordinato.

Le Cacs, va detto, non sono° un prodotto “made in Italy”, ma il frutto della normativa che ha introdotto questa possibilità nella trattato che ha previsto il fondo salva stati.

Sono state perciò introdotte clausole di azione collettiva, uniformi a livello europeo, per garantire che il loro impatto giuridico sia identico. Quindi per le nuove emissioni di obbligazioni da parte di stati della zona euro, sono previste clausole d’azione collettive identiche e in formato standard.

Le clausole prevedono un meccanismo rapido per far fronte a una ristrutturazione del debito attraverso un accordo con la maggioranza (il 75%) dei creditori, di modo che la modalità fissata valga per tutti coloro che hanno titoli del debito pubblico dello stato interessato.

Dunque i due elementi caratteristici delle Cacs sono (1) la necessità di uno stato di crisi e (2) un accordo con i debitori per una modifica delle condizioni di restituzione.

Questo il quadro. La domanda se i risparmiatori italiani, tradizionalmente orientati verso i titoli di stato nazionali, saranno più o meno garantiti da questo tipo di clausole deve tener conto appunto del fatto che sono da attivare.

La questione quindi non sono le clausole, che di per sè non aggiungono rischiosità ai titoli. Ricordano fonti del dipartimento del Tesoro che un titolo va valutato per le sue caratteristiche, per il suo rendimento, per il rischio emittente e cosi via.
E’ l’eventuale rischio Paese che và valutato, non la presenza di clausole per la liquidazione ordinata, anche se ridotta del debito.
Insomma, se un paese va in default non lo fa perchè ha emesso titoli di Stato con le Cacs.

Al momento i risparmiatori non sembrano granchè spaventati.

Secondo esperti di banca Imi va ricordato che le clausole si applicano solo alle emissioni posteriori al primo gennaio 2013 e, quindi a uno stock ancora molto piccolo, stimabile in meno del 10% dei titoli di stato in circolazione: è ancora presto per fare una stima precisa.

Un altro criterio di verifica che potrebbe essere considerato, è l’acquisto sul mercato secondario del titoli vecchi, per Cacs.
Non sembra, segnalano da Banca Imi che la clientela retail si sia orientata verso acquisti massicci di titoli emessi prima del 2013.

La questione da vedere è poi quanto effettivamente i risparmiatori che comprano titoli di Stato siano effettivamente consapevoli dell’ esistenza e dei contenuti di queste clauso1e.
i risparmiatori chiedono spesso come comportarsi in presenza di queste clausole.
le banche dicono loro sempre di informarsi se nei titoli che sottoscrivono queste clausole sono presunti. Si tratta delle informazioni che dovrebbero fare parte del bagaglio di conoscenze di un risparmiatore deve avere al momento di fare una scelta di investimento.

C’è poi una questione che riguarda più direttamente gli intermediari. Gli istituti di credito potrebbero trovarsi in conflitto di interessi in quanto detentori di grandi quantità di questi titoli e avere un ruolo di primo piano nell’elaborazione degli accordi.
Si tratta di applicare i criteri di diligenza e trasparenza. Il rischio di conflitto di interessi è potenziale, ma la normativa impone di segnalarlo comunque.

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